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Un papà e quel bambino “costretto” a giocare con le ragazze: il j’accuse di GoldiTaccoASpillo

Chi stabilisce che uno sport o una disciplina siano maschili o femminili?

Molte volte si è sentiti dire “tua figlia gioca a calcio? Ma è uno sport per maschi” “tuo figlio fa danza? Ma è una disciplina per femmine”.
Non esistono sport femminili e maschili, come non esistono sport più importanti e meno importanti.

Pochi giorni fa c’è stato il cambio dell’allenatore nella Nazionale Italiana Femminile e a proposito di questo argomento, vogliamo farvi leggere una lettera scritta da un padre in cui chiede parere in merito alla presenza di bambine nella squadra del proprio figlio.

“So bene di quanta ipocrisia ci sia nel web e nel calcio. Sono un po’ imbarazzato nell’inviare questa lettera, ma la mia perplessità è reale: ma invece che pensare a riformare i campionati di Serie A e B non si può pensare ad iniziare dal piede giusto. E’ proprio obbligatorio che mio figlio giochi a calcio con delle bambine?

Ha 7 anni, categoria pulcini e non ne vuole sapere di giocare con delle femmine a calcio. Non gli piace e lo capisco. Si trasforma in un altro sport non è più calcio, ma danza col pallone. Ha paura di colpirle e di fare loro del male con un contrasto, in spogliatoio c’è sempre imbarazzo ed oggettivamente da quando ci sono le 2 ragazzine in squadra perdono sempre… non c’è una cosa che abbia senso. Non sono maschilista sia chiaro, anzi stimolo mio figlio perché giochi sempre senza escludere le “bambine” che spesso sono più sveglie e mature dei loro pari età maschietti. Ma su questo mi spiace insistere ma devo dar ragione a mio figlio. Se qualche genitore voleva un bimbo non deve necessariamente far giocare a calcio propria figlia distruggendo questo sport e quei maschietti che vogliono praticarlo. Inoltre anche per le ragazzine stare in un ambiente prettamente maschile dove c’è anche contatto fisico penso possa creare confusione.

Scusate per lo sfogo ma a breve dovrò pagare l’iscrizione annuale ma se mio figlio si ritrova le bambine non ci vorrà più andare.”

 Purtroppo  si vive di stereotipi e non si riescono ancora a superare certe “barriere” mentali, perché chi stabilisce che una cosa si può fare o non si può fare? Si arriva a pensare addirittura che questo “scambio di ruoli” possa creare una certa confusione sulle preferenze sessuali e un imbarazzo da parte dei genitori stessi che sono restii a far fare danza a un figlio e calcio a una figlia.
La sport non ha sesso, è universale, e deve essere vissuto solo ed esclusivamente con lealtà, determinazione, divertimento e passione.
Bisognerebbe piuttosto soffermarsi di più a insegnare ai propri figli il rispetto delle regole, il rispetto per il prossimo, la condivisione e non puntare il dito se in squadra o nel proprio gruppo c’è una bambina o un bambino.

Tutto parte da noi, educare è fondamentale e una delle migliori prove è fare in modo che noi stessi e poi i nostri figli non facciamo distinzione di sesso e razza.
Chiunque deve avere il diritto di poter fare ciò che più piace e lo fa stare bene senza creare scompigli perché siamo noi a crearci problemi dove proprio non ce ne sono.
In molti paesini si gioca ancora per strada, femmine e maschi che siano, giocano tutti insieme perché non devono esserci dei limiti in questo, proprio perché si è genuini.
Per tantissimi anni ho giocato a calcio nelle stradine del centro storico e non mi capitava mai che un bambino mi dicesse “no tu non puoi giocare perché sei femmina”, ed è proprio questo che ci auguriamo possa continuare, perché i bambini sono puri e soprattutto spontanei, a loro basta giocare e divertirsi, che tu sia femmina e maschio non importa.
Dovremmo farci un esame di coscienza e imparare da loro, potremmo assaporare ancora tante cose belle ci sono al mondo.

Raffaella De Macina