Il popolo azzurro si sta preparando per poter, concretamente, festeggiare, riversarsi tra le strade, in attesa di ciò che accadrà… 

E tutto ciò, si riversa nella squadra allenata da Luciano Spalletti. Quello scacchiere che partita dopo partita, ha centrato tutti gli obbiettivi, inciampando qualche volta, ma rialzandosi, sempre e comunque. 

E non è un caso, se con la fascia da capitano, a guidare l’undici titolarissimo ci sia lui: Giovanni di Lorenzo. 

In tempi non sospetti, l’avevamo già intuito. Dopo la favola azzurra, era chiaro che il difensore toscano, aveva quella marcia in più, quel senso di appartenenza ai colori azzurri. 

Fin dal suo arrivo a Napoli, nell’estate del 2019, Di Lorenzo si è subito mostrato pronto, sempre schierato titolare, sia da Ancelotti, che da Gattuso e infine, è diventato un punto fisso per Luciano Spalletti. 

La scorsa estate, con gli addii della vecchia guardia, Koulibaly, Mertens e capitan Insigne, arriva per lui la consacrazione: “Sei tu il nostro nuovo capitano.” 

Ma senza dubbio, gli rendono onore le parole che Spalletti riferì sulla sua designazione: 

“Ne abbiamo persi due in un colpo solo, il nuovo capitano lo hanno scelto i ragazzi. Di solito si dice che lo fa il più anziano. Invece no, lo fa quello che ha rapporto con la squadra e la società e la città, quello che gode della stima dei compagni, che ha spessore internazionale e che è un calciatore forte. Lo fa quello che ha un equilibrio caratteriale capace di rapportarsi in maniera corretta con gli arbitri, la stima dell’ambiente calcistica e il rispetto degli avversari e che in fondo piaccia anche all’allenatore. Diciamo che Di Lorenzo è quello perfetto“. 

E lo ha dimostrato ampiamente.

Essere un capitano non è mai semplice, anzi devi avere talmente tanto coraggio per poi mostrarlo alla squadra, nei momenti di difficoltà. 

Nel far “parlare i fatti”, prima delle parole, e nell’imporsi obiettivi alti e lavorando, giorno dopo giorno, per realizzarli. 

Mai polemico, sempre pronto al confronto.

È questo ciò che traspare dai gesti, dalle parole di Di Lorenzo, che in campo, al confronto con l’arbitro si dimostra attento, coerente, sempre pronto al dialogo pacifico.  

Senza sbraitare, urlare, o osteggiando con superiorità la fascia che gli adorna il braccio.

L’essere capitano è un privilegio, un obbligo quasi morale nei confronti della squadra. 

La rappresenti, ne sei l’emblema e hai il dovere di essere Coerente, Coraggioso e averne Cura. 

Un Capitano, con la “C” maiuscola, Giovanni di Lorenzo, che incarna in sé questi valori fondamentali. 

Sarà per la sua storia da calciatore? Altamente probabile… 

Una storia fatta di gavetta, tanta, passando per i campi di Lega Pro con la Reggina e il Matera, alla Serie B con l’Empoli, raggiungendo la Serie A. 

«Era difficile immaginare un percorso del genere, visto da dove sono partito: oggi la maggior parte dei giocatori comincia nelle prime squadre, a un livello già alto» dichiarava in intervista rilasciata a Undici.

Una “favola” che l’ha portato, poi, a inquadrare il sogno europeo, mentre nel frattempo aveva raggiunto il sogno di giocare in Champions League con il Napoli. 

«Non cambierei niente, tutto ciò che ho fatto mi ha reso la persona e il calciatore che sono. E poi, quando raggiungi certi risultati partendo dalle categorie inferiori, la soddisfazione è doppia. La mia forza più grande è stata la capacità di non mollare mai.»

Ricevere la fascia di capitano del Napoli, ha senza dubbio rappresentato una realizzazione personale.

La fascia che dal 1986 al 1991 ha indossato Diego Armando Maradona.

Ed ora, con quel sogno che bussa violentemente alla porta, il peso di quest’eredità, dopo Cannavaro, Hamsik e Insigne, è ancora più presente.

Ma non è soltanto un simbolo, ma qualcosa di più.

L’unico difensore, attualmente in Serie A, con all’attivo 4 gol e 6 assist, oltre ad essere l’unico calciatore con più minuti in campo dell’intero campionato. 

Un punto fisso, così come l’abbraccio corale, prima di ogni partita, che non è rimasto inosservato. Tutti attorno a lui che indica i compagni e poi indica, fermamente, la “N” cucita sul petto. 

“Non ricordo in quale gara è nato, ma quell’abbraccio all’inizio delle partite nasce perché mi sento di dire qualche parola prima della partita e lo facciamo”.   

Dare carica, soprattutto dopo la sconfitta casalinga contro il Milan.

A confessarlo, lo stesso Spalletti, che ha spiegato come Di Lorenzo abbia ripreso le parole dell’allenatore, nello spogliatoio: 

“Ho voluto continuare sul solco delle parole del mister”, ha poi spiegato sempre Di Lorenzo, “Ho spiegato che quella contro il Milan è stata una partita che non cambia nulla rispetto a quello che abbiamo fatto. Una partita e non ci deve distogliere assolutamente dall’obiettivo. E contro il Lecce lo abbiamo dimostrato.” 

Tutto questo è Giovanni di Lorenzo, capitano del Napoli: leadership, presenza e coraggio. Esemplare per la sua costanza, per la sua forza e per la sua umiltà…

 

Rosaria Picale