Se i media stranieri chiedessero oggi in Italia chi è il calciatore più in forma, sorprendente e sui cui puntare per il futuro della Nazionale la risposta sarebbe facile: Fabio Quagliarella.

L’esultanza di Fabio Quagliarella

 

No, non è uno scherzo.

L’attaccante della Sampdoria sta vivendo una nuova giovinezza.

Capocannoniere del campionato davanti a Cristiano Ronaldo, record di gol consecutivi segnati in Serie A, convocazione in Nazionale dopo 9 anni.

A 36 anni. Fabio Quagliarella, che giocatore: eterno.

Uno di quelli per cui è impossibile non tifare, anche se non veste la maglia della tua squadra, forse anche se tifi Genoa. Sì, perché Quagliarella è uno di quelli speciali, che non ha mai raccontato a nessuno i veri motivi per cui ha lasciato il Napoli ma che dopo anni è riuscito a fare pace con i suoi tifosi e a farsi volere bene di nuovo. E’ uno di quelli che ha giocato in tantissime squadre ma che nessuna tifoseria ha mai “odiato”.

L’attaccante di Castellammare di Stabia è sulla bocca di tutti da mesi ormai. Media, compagni, allenatori, tifosi: tutti ammirano il Quagliarella 2.0, a segno 21 volte in Serie A su 27 partite giocate. Numeri da punta 22enne. A 22, però, aggiungetene 14. E a proposito di allenatori, in un’intervista a Giovanni Zichella, primo allenatore di Quagliarella ai tempi del Torino, leggiamo:

I calciatori di Serie A sono per il 90% il frutto di un accurato lavoro di costruzione a livello di settore giovanile. Poi c’è un 10% di giocatori che ne hanno meno bisogno perché sono talenti. Quagliarella era uno di questi: era già calciatore nella testa, andava solamente smussato agli angoli”.

fonte foto: sky sport

Tanto talento sì, ma anche tanta disciplina dedizione e determinazione.

“Ora sembra facile dire che era già da ragazzino un grande professionista, ma è la pura verità: non saltava mai un allenamento, arrivava spesso in anticipo e allo stesso modo si fermava anche dopo aver terminato. Era anche un gran rompiscatole, nel senso buono del termine: lui voleva a tutti costi migliorare e veniva spesso a chiederci come muoversi per andare a colpire di testa, piuttosto che come calciare col mancino… aveva un’insaziabile voglia di imparare”. 

Sentendo le parole di Zichella, un’associazione arriva subito alla testa: Fabio Quagliarella come Cristiano Ronaldo. Quello che più stupisce del campione bianconero è la sua innata voglia di migliorarsi, allenandosi sempre e più di tutti, quasi in maniera maniacale. Questa professionalità e personalità spiccata si legge anche nelle parole dell’ex allenatore del Torino quando parla di Quagliarella. Non a caso, l’ex Juve, Udinese e Napoli (tra gli altri) oggi a 36 anni è tra gli attaccanti più in forma del nostro campionato, cosa che ha convinto Mancini a richiamarlo in Nazionale dopo 9 anni di assenza.

“Una serata emozionante, ringrazio il pubblico di Udine per avermi acclamato, già da quando ero in panchina. Sono sereno, qui gioco con una squadra tecnicamente fortissima, prima o poi riuscirò a tornare a segno anche in Nazionale. Euro 2020? Non ci penso ora, navigo a vista. Devo continuare a fare bene con la Samp, il futuro poi lo vedremo. Ritornare in azzurro, e in questo stadio, è stato bellissimo. Non trovo neanche le parole”.

Occhi lucidi e commossi per uno stadio che lo acclama: questo è stato il ritorno di Quagliarella in Nazionale, che aveva lasciato l’ultima volta in quello sfortunato Mondiale in Sudafrica del 2010. In 9 anni tante cose sono cambiate e cambiato è anche lui.

La partecipazione agli Europei 2020, a 37 anni, sarebbe un modo meraviglioso per il calcio, l’Italia e i tifosi di ringraziare e onorare la carriera di Fabio Quagliarella, giocatore eterno, persona speciale.

Paola Moro