Nati sotto il segno dello Scorpione, come la Vecchia Signora

A distanza di 6 giorni l’uno dall’ altro, anche se poi sono 19 gli anni che li separano, una sorta di giovanissimo padre con suo figlio. E quel velo di insolita malinconia negli occhi – verdissimi quelli dell’argentino, a volte verdi quelli dell’italiano – che si trasforma soltanto sul terreno di gioco in una vena glaciale.

 

Alessandro Del Piero e Paulo Dybala, il dieci del passato e il diez di oggi, hanno molte affinità al di là della casella dello Zodiaco. Come una sorta di ricorso della storia, il giovane sudamericano è giunto alla Juventus oramai tre anni e mezzo fa e Del Piero ha visto subito in lui il suo Erede Ufficiale: una sorta di richiamo, una predestinazione.

                                         Come se si fossero riconosciuti.

Alex non ha mai perso occasione per elogiare la Joya, per incoraggiarlo o sottolinearne le non comuni doti: le sue precisazioni con Allegri circa il suo utilizzo, il caldeggiare l’assegnazione della maglia ’10’, i tweet per complimentarsi con lui, e quel volo fino in Russia, nel giorno del proprio compleanno nel 2017,  in un momento delicato per Paulo.

Una serie di particolari che formano un disegno più grande, come se Del Piero avesse da tempo deciso che Dybala potesse ripercorrere i suoi stessi passi in bianconero.

 

Introversi, silenziosi ed educati, lontani dal chiacchiericcio della vita mondana del calciatore; anche se lo scorso anno si è parlato di un momento, per Dybala, di vita ‘sregolata’: nulla  a di confronto  di certi ben più famosi compagni di squadra, decisamente sopra le righe per condotta. Entrambi scontratisi con allenatori che non ne hanno compreso pienamente il valore, ‘costretti’ a panchine non desiderate. Entrambi seconde punte dotate di estro e fantasia, spiccatamente protesi all’attacco ma capaci di dialogare con il compagno di reparto creando feeling e complicità.