L’ Atalanta è oramai ufficialmente riconosciuta bestia nera della Juventus.

In un campionato in cui la Vecchia Signora continua a dare l’impressione di essere imbattile, cinica, quanto mai avvezza a ottenere il massimo con il minimo sforzo, la gara di Bergamo porta alla luce tutte le falle di questa macchina a detta di tutti perfetta.

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L’Atalanta mette in crisi la Juventus che rischia la prima sconfitta (ricordiamoci la mediocrità di livello della nostra Serie A, che ogni tanto non fa male) e viene provvidenzialmente salvata da CR7, niente poco di meno che il Sovrano che – sempre in teoria avrebbe dovuto permettersi di scegliere le partite in cui riposare perché la squadra, pur orfana del suo apporto, dovrebbe stravincere. 

Dovrebbe, per l’appunto.

Ma ciò non è accaduto mercoledì, così come non accadde la scorsa stagione dove la Juve, partendo da un vantaggio di due reti, si vide rimontare fino al 2-2. Anche lo scorso anno, casualità, la gara fu viziata da un arbitraggio a detta di molti inadeguato per l’annullamento della rete di Mandzukic, quella del possibile 1-3. Questa volta invece ci è scappata addirittura l’espulsione di Bentancur e un tempo in 10 laddove, a detta di tutti, era la Dea quella che avrebbe picchiato più duro di tutti.

E’ incredibile come questi alibi arrivino sempre quando ce ne sia meno bisogno, sia per i tifosi – che spesso non desiderano altro – sia per lo stesso allenatore, che ci ha fatto assistere a una inedita performance sul problema arbitrale (con tanto di applauso, perché parlar male del Var e dintorni è di tendenza).

Il punto è che poter dirottare le responsabilità della squadra, e delle proprie scelte, è sempre comodo.

Sinceramente, io non sono stupita del pari, e non sarei stata stupita della sconfitta. Una squadra che gioca come la Dea, che pressa, corre, e perché no, picchia anche, è tagliata su misura per mettere in difficoltà i bianconeri, che si permettono invece di scendere in campo con una mediana lenta, farraginosa e priva di idee. Un centrocampo meditativo, speculativo, a contrastarne uno fatto di pura aggressività. Con un Khedira che – a me spiace, ma occorre dirlo – non è più all’altezza e non solo per il fatto di essere stato fuori per moltissimo tempo. Che valga un po’ per tutti, il detto tanto caro a Allegri del “nessuno ha il posto fisso”.

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Non sono sorpresa del fatto che Zapata metta a segno due reti manco fosse lui il Ronaldo della situazione. Che la difesa, non protetta dal centrocampo, vada in bambola. E non sono nemmeno scandalizzata dalla difficoltà di concretizzare a rete, difficoltà che oramai va avanti da molto: i numeri ci dicono che, malgrado l’impiego costante di Cristiano, la squadra la Juventus  abbia una media realizzata inferiore a quella dello scorso campionato. 

 

Perché a quanto pare, bisogna essere necessariamente capaci di vincere per 1-0 per entrare nell’Olimpo dei migliori.

La Juventus lotta con le individualità singole. Le sue sono di grande fattura e spesso le impediscono di soccombere, nonché di vincere senza convincere.  Ma le identità corali come quelle degli orobici, dove dietro c’è la mente, il cuore di un mister che sa imprimerla perfettamente al suo gruppo come nel caso di Gasperini, le danno fastidio. Molto fastidio.

Ovvio che se si aggiungono errori, oramai diventati vere e proprie questioni di principio, da parte del mister bianconero,  quel fastidio diventa una vera e propria gatta da pelare.

Non so quanto l’ennesima lezione di Bergamo potrà essere utile, in vista della partita al Wanda Metropolitano. Qualcuno mi risponderà che il 20 febbraio saremo in prossimità del mese in cui la Signora entra in forma al Top: Marzo.

A costoro vorrei semplicemente rispondere che questa è soltanto una leggenda metropolitana. Che durante la scorsa annata a marzo non c’è stato alcun Top, anzi a dire il vero questo Top non è mai arrivato: a aprile siamo usciti dalla Champions e stavamo per mettere a repentaglio anche il titolo. Con alla base, guarda caso, sempre gli stessi errori. Tutto già annunciato, insomma.

Immagino che adesso seguirà la altrettanto famosa affermazione che “tanto ci pensa Cristiano”.

Ma al campionato, o alla Champions?

 

Daniela Russo