“Dusanstante”.

Così è Vlahovic. 

Un modo, diverso ma in fondo uguale, per giocare con il suo nome e descrivere il suo impatto devastante (“dusanstante”) sulla Juventus, sul gruppo, sulla squadra, sulla sua tifoseria.

 

Dusan, come un vero animale da campo,  si nutre dell’adrenalina che soltanto la competizione riesce a dargli; respira non solo con le narici, ma attraverso tutti i pori della sua pelle l’energia circostante e fa esplodere  il  desiderio, quasi irrazionale, di essere colui che fa la differenza e questo  lo ha già reso dominatore in quel di Torino. 

E non è l’immagine di un guerriero la sua, no: fuori da questa retorica, il numero 7 bianconero è devastante come una pura forza naturale, come un uragano agonistico, come la tempesta della competizione.

Dal gol al debutto in maglia bianconera a quello – da record – all’esordio assoluto in Champions League, passando per la doppietta – di incredibile fattura – contro l’Empoli, Vlahovic ama, anzi adora lasciare il suo segno ovunque passi e se possibile con estrema rapidità.

In questi primi trenta giorni di Juventus ha raccolto tutto, osanna e critiche – che non sono mancate, e come avrebbero potuto? – con una velocità che ha trasformato questo suo brevissimo tempo  in un tempo dilatato, denso, come se il giovane serbo fosse tra le fila della Vecchia Signora da sempre.

“Dusan-stante”

Dusan Vlahovic è un giocatore della Juventus e questa cosa si sente.

Dusan sta alla Juventus.

Ci sta, nel senso che ci è entrato e non solo lo ha fatto prestissimo, ma si è preso il suo posto, ci si è accomodato prendendo perfettamente le misure come un abile costruttore, aggiustando il tiro là dove ha commesso qualche sbavatura.

Ci sta per quell’armonia immediata che lo lega già al gruppo senza alcuna fatica, per quel modo in cui già si lancerebbe in mezzo ai tifosi se solo potesse. 

Per quelle parole così precise e così misurate con cui si esprime nei post partita.

Ci sta con quei mezzi sorrisi e con quell’urlo che ormai è diventato il suo biglietto da visita, con quella grinta che riecheggia ricordi di altri bianconeri già passati tra i fili d’erba dello Stadium e degli altri campi calcati dalla Juve.

Ci sta e ci sta benissimo, anche quando gli si stringe il nodo in gola e gli si lucidano gli occhi, al pensiero di dover giocare a Firenze mercoledì.

Insomma, Dusan Vlahovic è, semplicemente, Dusanstante.

P.S: la paternità del neologismo è interamente dell’autore del tweet, il giornalista Mirko di Natale,  visibile in alto!

Daniela Russo