Gianluca Vialli ha solcato campi di calcio in quasi tutto il mondo.

 

Tra Campionati, Coppe, Nazionale, vittorie e  sconfitte è sempre stato considerato un tipo determinato, tosto.

 

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Quando ha dato l’addio al calcio giocato subito si è impegnato professionalmente nel continuare a parlare di calcio, commentando i post partita e dando quel quid in più da ex calciatore.

Vialli del resto è una figura molto amata e rispettata sia all’interno che all’esterno del mondo del calcio.

Ecco però che qualcosa cambia.

Nel Novembre 2018, in concomitanza con l’uscita del suo primo libro, Gianluca fa una dichiarazione nella quale spiazza tutti e ammette che già da un anno sta combattendo contro un tumore al pancreas.

Confessa che l’impatto è stato devastante, si tratta di un tumore dal quale difficilmente si guarisce totalmente.

Dichiara che all’inizio quasi si sentiva in colpa a dirlo ai familiari e conoscenti, un senso di vergogna ed impotenza, come se la colpa fosse solo sua per quello che gli era successo.

“Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Ne avrei fatto volentieri a meno. Ma non è stato possibile”.

Lo scorso dicembre i medici, dopo la ricaduta avuta qualche mese prima, gli hanno comunicato che il tumore non c’era più, ma Vialli sa che potrebbe non essere finita qui:

“Sfortunatamente queste cose hanno la tendenza a tornare. Ma al momento sto bene e spero continui a essere così finché morirò di vecchiaia. E allora l’ho considerata semplicemente una fase della mia vita che andava vissuta con coraggio e dalla quale imparare qualcosa”.

E da quel viaggio Gianluca ha imparato moltissimo, non si è lasciato andare.

Nemmeno dopo 17 mesi di chemioterapie, è riuscito a sconfiggere il tumore ed ha seguito  suo “fratello” Mancini che fortemente l’ha voluto come capo delegazione della Nazionale Italiana.

Vialli si dice felice di lavorare col suo migliore amico e soprattutto adora provare a ispirare i giocatori.

Se mai fosse possibile parlare di un aspetto positivo della malattia, per Vialli questo sarebbe legato alla possibilità di imparare a conoscere se stesso, le proprie risorse e i propri limiti.

Ilaria Iannì