Succede, se ti chiami Atalanta, che alla fine dell’andata del girone sei a 0 punti e al ritorno invece ti qualifichi agli ottavi di Champions League.

Cosa accaduta solo al New Castle nel 2002/03.

Succede, se ti chiami Atalanta, che ti bastano solo 7 punti e poco importa se nelle prime tre partite hai subìto tante reti.

Succede, se sei la Dea: quella che corre piĂą veloce di tutte, quella che ha abituato la propria tifoseria a non porsi piĂą limiti da quattro anni a questa parte, quella con un allenatore che – veramente – sembra trasformare in oro tutto ciò che riguarda Bergamo.

Succede quando la Dea si libera da ogni ansia di dimostrare a tutti i costi di essere all’altezza di quella Champions conquistata tra l’incredulitĂ  generale la scorsa stagione e gioca dando il tutto per tutto, consapevole di non avere proprio nulla da perdere.

Uefa Champions League group stage cShakhtar Donetsk – Atalanta
Uefa Champions League group stage c
Shakhtar Donetsk – Atalanta

Come una debuttante al ballo che riesce a attirare su di sè gli sguardi compiaciuti di tutti.

PerchĂ© è bella, sempre coraggiosa,  diversa da tutte le altre italiane – quasi piĂą simile a un’anglosassone come filosofia – perchĂ© alla fine ti pungola e ti fa male, come ha ammesso lo stesso Pep Guardiola:

Giocare contro l’Atalanta è come andare dal dentista.

In questo sogno chiamato Champions ci è voluta stare fino alla fine e poco importa se mancavano gli uomini punta, come Zapata e Ilicic. E sappiamo come i bergamaschi patiscano l’assenza del loro faro.

Uefa Champions League group stage cShakhtar Donetsk – Atalanta
Uefa Champions League group stage c
Shakhtar Donetsk – Atalanta

L’Atalanta è sempre pronta a inventarsi una soluzione, tirando fuori le prestazioni eccellenti di Pasalic e di Malinovskyi, con un  Capitan Gomez che oramai è il simbolo inamovibile di questa incredibile squadra.

E allora alziamoci tutti in piedi per questa GranDea: una squadra che ha quel dono meraviglioso di appassionare le folle – anche quelle di altro tifo -, una squadra che continuerĂ  a  accendere le luci di San Siro.

Una squadra della quale, qui in Italia, possiamo tutti essere fieri, almeno un po’.

Daniela Russo