In questa nuova realtà, imposta dalla pandemia, nella quale la nostra vita “reale” sembra essere sospesa, i tifosi devono fare anche i conti con la mancanza della propria squadra di calcio.
Poca cosa, si potrebbe obiettare, davanti alla catastrofe mondiale che attanaglia il globo.
Indubbiamente, ma provate a leggere il libro di Hornby “Febbre a 90“…
Il campionato non sappiamo quando riprenderà, a ciò si aggiunga, che allo stato, è impossibile valutare quando sarà possibile tornare allo stadio per sostenere la propria squadra del cuore.
È quindi una doppia astinenza quella a cui deve far fronte, il tifoso.
E dato che si apprezza qualcosa, ancor di più, quando non la si può avere… Mi piace pensare ad un momento in particolare che si vive allo stadio, nel luogo per eccellenza, delle emozioni.

È il momento dell’inno della propria squadra. Anzi, della Lazio. Perché il mio stadio è l’Olimpico, la mia fede è biancoceleste.

Conosco a memoria, dopo più di vent’anni di spalti, quel preciso istante.
Anticipa di poco il fischio di inizio, si alzano verso il cielo le sciarpe e di sventolano le bandiere, la voce è forte.
La preghiera laica, nel nostro Tempio, ha inizio con gesti che accomunano tutti i fratelli.

All’ Olimpico inizia ad essere riscaldato dall’inconfondibile voce di Aldo Donati,

So già du ore“.

Un inno immaginifico ed ampiamente descrittivo di quel che accade prima (recandosi allo stadio con anticipo) e durante la partita.
Un atto d amore nei confronti della Lazio e del suo popolo.
Con tanto core come nessuno cha!
La mia parte preferita è però “daje aquilotti nun se po sbaja su c’è er maestro che c’è sta a guardà”.
Su questa strofa la voce è ancor più alta; il riferimento a Maestrelli rende tutto ancora più solenne!
Ma l’ attualità dell’inno è ancor più evidente quando Aldarello nostro canta :“… Nata pe domina’, Tu sei la mejo e nun ce vonno sta…”
Cosa vecchia, evidentemente, la ritrosia di apprezzare la Lazio in alcuni salotti, ma a noi piace ancora di più per questo.
Arriva la fine dell’inno, le squadre sono già in campo e l’arbitro fa iniziare il gioco.
La Lazio ha vinto!
E quando la Lazio vince all’ Olimpico riecheggia la voce di Lucio Battisti, tifoso pure lui, con i “Giardini di Marzo” la cui area era già stata riadattata dalla Curva Nord a coro “Che anno è, che giorno è, questo è il tempo di vincere con Te…”.
Ma quel che viene urlato è:  “…e ancora Amor per Te”.

Subito dopo, un altro capolavoro un altro nostro vanto…

“Nel cielo bianco azzurro brilla una stella…”

Ed è così che la canzone/inno di Toni Malco, accompagna i tifosi all uscita e tutti continuano a cantarla anche fuori da esso.
Insieme a Te aquilotti noi voliamo via la domenica sempre ci fai compagnia, con le bandiere al vento ed un tuffo in fondo al cuore, so brividi forti e voglia di gridare perché er core che famo tutti quanti insieme, dice Lazio sei grandi Te volemo bene “.

Non solo.
Nei momenti bui che hanno accompagnato la Lazio nel nuovo secolo, dopo i fasti dell’era Cragnotti, prima della partita l’Inno era “Non mollare mai”, il testo non solo incitava la squadra a non mollare mai (…appunto!) ma esaltava il ruolo del dodicesimo uomo in campo:
“E quando qualcuno poi ti ferisce, Hai a fianco la Nord che non tradisce, In alto i cuori, nel campo con le voci,
E forza Lazio E forza Lazio, Forza Lazio…”
In questo momento, mi piace pensare, che torneranno quei brividi, tornerà Olimpia a volare sull’Olimpico, tornerà il popolo laziale ad abbracciare la sua Amata nel proprio Tempio.
Ma una cosa, nemmeno questo maledetto virus, potrà mai togliercela: l’amore per la nostra Lazio tanto bene rappresentato nei canti che la celebrano.
In realtà vi sono una infinità di canzoni: la Lazio è una vera Musa per i propri poeti.
Torneremo, tornerà. Sarà più bello di prima.

 

 

Annalisa Bernardini