Cosa fa un giocatore di calcio quando durante la partita ha il bisogno impellente di fare pipì?

La prima cosa che può venire in mente è quella di appartarsi a bordo campo e adempiere ai propri bisogni fisiologici sperando che nessuno se ne accorga, per poi tornare in campo svuotato e pronto a riprendere il gioco.

pipì in campo
immagine: corrieredellumbria.corr.it

Questo è quello che avrà pensato il giocatore Luigi Cigna militante nel Corio, Girone C della Prima Categoria piemontese, che durante la partita contro il Pianezza si è appartato alle spalle della porta per fare pipì. L’arbitro se ne è accorto e lo ha espulso, ma la pena ancora più severa è arrivata dal Giudice Sportivo che gli ha inflitto 8 giornate di squalifica per “gesto ripugnante e del tutto ingiustificato”.

Prima di lui anche altri si sono comportati allo stesso modo e in alcuni casi sono stati talmente furbi da non farsi vedere dall’arbitro per non incorrere in sanzioni disciplinari.

Per nascondersi, tanti giocatori si siedono oppure si inginocchiano in campo, e se il loro reale intento può sfuggire agli occhi dell’arbitro, ci pensano gli obiettivi delle macchine fotografiche o le videocamere ad immortalare il momento. A quel punto però il pericolo di essere beccati in flagranza è scampato e il gioco può riprendere tranquillamente.

La cosa più corretta l’ha fatta Vardy che durante la partita ha abbandonato il terreno di gioco per correre in bagno, lasciando la sua squadra in 10 per qualche minuto.

vardy
immagine: sport.sky.it

Così come è stato regolamentato il “cooling break” durante le partite di calcio, sarebbe giusto in queste occasioni fermare il gioco e consentire ai giocatori che ne hanno necessità di andare in bagno. In attesa di una legislazione precisa in materia, gli arbitri e i giudici sportivi dovrebbero essere più clementi, trasformare il cartellino rosso in giallo e ridurre le giornate di squalifica.

Gisella Santoro