Che derby della Madonnina si aspettano i due ‘cugini’ Jacopo e Gabriele?

Jacopo Galvani e Gabriele Borzillo sono due ‘cugini‘. Rossonero, il primo, incarna quella che egli definisce milanesità; Nerazzurro, il secondo, ci parla di interismo. Hanno, però, più di una cosa in comune: l’amore per il calcio, la professione di giornalista e, soprattutto, entrambi considerano il derby ‘La partita‘!

Vediamo come Jacopo (direttore creativo di Milanorossonera.it, nonchè, caporedattore presso Radio Milan Inter ) e Gabriele (opinionista presso Calcissimo Tv, commentatore sportivo presso Sportitalia e speaker presso Radio Milan Inter) vivono questo derby della Madonnina.

Cosa rappresenta, per te, il derby?
JACOPO: Il Derby per me è cuore, sentimento, passione, rivalità cittadina e molto altro. Io sono nato a Milano, da genitori nati e cresciuti a Milano, quindi lo sento e lo vivo come un avvenimento particolare, io nella settimana pre e post derby vivo la milanesità per le strade, che si vinca o si perda, per me la stracittadina diventa un evento unico e indescrivibile. Mi piace il giorno dopo guardare i balconi milanesi che portano i colori della squadra vincitrice.

GABRIELE: Il Derby è LA partita. Per chi vive a Milano incontrare la cuginanza rappresenta, sportivamente parlando, il massimo. Vincere significa zittire il panettiere, il barista, il collega di lavoro per circa sei mesi. In casa contrario, ovvio, sei tu a rimetterci.

Quale derby ricordi in modo particolare e perchè?
JACOPO: Non c’è un solo derby che ricordo in particolare, non dimenticherò mai il derby vinto 2 a 1 dal Milan con lo splendido gol di Mark Wayne Hateley di testa che spicca sul “traditore” Fulvio Collovati, quella partita mi ha fatto diventare di fatto milanista e di conseguenza fondamentale per il mio percorso rossonero. Non potrei mai dimenticare i derby di Champions League, il gol di Sheva, la sua esultanza, come non potrei mai dimenticare il mitico zero a sei.

GABRIELE: Senza ombra di dubbio il 2 a 0 con Mou in panchina e terminato in 9 contro 11. All’interno di quella partita vive tutto ciò che significa interismo. Grinta, cattiveria agonistica, voglia di vincere, attaccamento alla maglia. È una sfida che proporrei e riproporrei all’infinito a chi indossa, con molte poche fortune, il nerazzurro attualmente; se questi avessero un centesimo della grinta di quell’Inter… avremmo punti in più e la storia sarebbe diversa.

 

Il Milan è a 7punti dall’Inter (in caso di vittoria si porterebbero a -4): credi che il Milan possa essere una delle tante pretendenti a un posto in Champions?
JACOPO: Credo che attraverso il campionato sia quasi impossibile, ma il bello del calcio è che spesso si realizzano sogni irrealizzabili. Perché penso che sia impossibile? Perché la corsa non andrebbe fatta solamente sull’Inter, ma anche sulla Roma ed eventualmente anche sulla Lazio, quindi mi sembra una missione impossibile. Credo che se il Milan dovesse entrare in Champions lo potrebbe fare attraverso l’Europa League, coppa che sognerei di vincere, visto che è l’unica che manca in bacheca.

GABRIELE: Assolutamente si. Aggiungerei anche che il Milan solo in caso di sconfitta sarebbe, credo, irrimediabilmente tagliato fuori dalla lotta Champions. Del resto la squadra rossonera è stata costruita per competere non tanto con Juventus e Napoli (solo qualche ottimista esasperato poteva crederlo) quanto con le due romane e con l’Inter. Quindi non mi sorprende vederlo, agevolato da prestazioni incolori ed insulse da parte di chi lo precedeva, a ridosso del quarto posto.

Fino a dicembre il Milan era una squadra in crisi mentre l’Inter volava alta: cosa è cambiato in questi mesi? A cosa attribuisci questo mutamento?
JACOPO: Partendo dal presupposto che in tutte le trasmissioni in cui sono stato presente ho sempre dichiarato che sino a dicembre, il Milan avrebbe avuto grossi problemi, perché assemblare 9/10 titolari è impresa veramente ardua, in più, aggiungiamo che i rossoneri dall’anno precedente hanno confermato solamente i solisti – Donnarumma, Suso e Bonaventura – di conseguenza i tempi si sono ulteriormente allungati. La rinascita dei rossoneri è anche figlia del tempo, dell’integrarsi del gruppo e dell’ottimo lavoro di Mister Gattuso. Rino è arrivato in sordina, in punta di piedi, in poche settimane è diventato leader dello spogliatoio ed ha probabilmente cambiato la stagione portando il milanismo che mancava da troppo tempo nello spogliatoio di Milanello.

GABRIELE: Voglio sperare si sia trattato di un pesante scadimento di forma. Altre spiegazioni non saprei darle. Anche perché non voglio pensare ad un lassismo dilagante all’interno dello spogliatoio, a faide che non esistono o storie di gossip senza né un senso né, tantomeno, una verità. Con ogni probabilità la squadra ha perduto certezze faticosamente costruite ed è finita in un buco nero dal quale fatica ad uscire; sommato, come dicevo all’inizio, ad uno scadimento di forma visibile a tutti.

Cosa deve fare il Milan/l’Inter per vincere il derby?
JACOPO: Non devono aver paura, giocare a viso aperto e portare il loro cuore in campo. Gli interisti che facciano i bauscia ed i milanisti che facciano i casciavit!

GABRIELE: L’Inter, che ha a disposizione due risultati su tre, deve aspettare gli uomini di Gattuso e cercare di punirli in ripartenza… nella speranza che i due esterni corrano, che Perisic torni a giocare come sa (sono due mesi che non salta mai l’uomo), e che Icardi torni ad essere il cecchino del girone d’andata.

La qualità e il difetto di ambedue le milanesi?
JACOPO: La qualità del Milan oggi credo che siano nel gruppo, mentre quella dell’Inter è in Mauro Icardi, attaccante incredibile e soprattutto decisivo, e che ne dicano alcuni tifosi. I difetti? Tutte e due ne hanno parecchi, le due rose sono incomplete, lo spogliatoio dell’Inter mi riferiscono che sia una polveriera, il Milan dall’altra parte ha il problema societario, le continue voci negative non giovano allo spogliatoio.

GABRIELE: Il maggior difetto dei cugini credo sia la lentezza della coppia centrale, che soffre maledettamente se presa in velocità. Il pregio è la consapevolezza che Gattuso ha portato nello spogliatoio;: oggi il Milan è una squadra che sa ciò che vuole e spesso riesce ad ottenerlo. Per quanto riguarda i miei eroi, il difetto peggiore è la scarsa considerazione nei propri mezzi e quella sensazione di abbattimento che subentra alle prime difficoltà; il pregio è che continuo (io) a credere di avere in rosa tre o quattro giocatori che non sfigurerebbero nei maggiori club europei, quindi da loro mi aspetto quel salto di qualità che nel nostro campionato ti porterebbe a centrare la qualificazione alla Champions in carrozza.

Da una parte Gattuso osannato, dall’altra Spalletti criticato: quanto realmente conta un allenatore? Come giudichi l’operato dei due?
JACOPO: Per me un allenatore conta al massimo il 30%, il resto lo fanno i giocatori. Il lavoro di Gattuso ad oggi è estremamente positivo, quello di Spalletti mi divide, nel senso che io lo reputo il migliore della Serie A e di conseguenza mi aspettavo di più nel momento di difficoltà, in ogni caso lo giudico ad oggi sufficiente.

GABRIELE: Gattuso, arrivato tra pernacchie e sorrisini di circostanza (anche da parte di alcuni dei suoi stessi tifosi) sta dimostrando, coi fatti, di essere un vincente: così come capitava quando era in campo, sa trasmettere ai suoi uomini grinta e cultura del lavoro. Spalletti ha fatto non bene, direi di più. I punti dell’Inter attuale sono tanti, il problema è che sono stati distribuiti male. Troppe vittorie nel girone di andata, poi il nulla assoluto. Forse, se i nerazzurri avessero pareggiato qualche partita in più nel girone d’andata e ne avessero vinte un paio in più in questo girone di ritorno (Firenze e Ferrara su tutte, ma anche contro il Crotone -lasciamo perdere e stendiamo un velo pietoso-), oggi non si parlerebbe di una squadra in crisi ma di un normale periodo di scarsa forma, che prima o poi durante un campionato capita a tutti.

Cutrone e Karamoh sono due giovani con percorsi diversi: il giovane rossonero con Gattuso è esploso mentre il nerazzurro ha collezionato appena 7 presenze. Cosa ne deduci? Da cosa dipende, secondo te, il diverso impiego di questi giovani?
JACOPO: Cutrone è un bomber vero, davanti non ha di certo dei campioni assoluti, quindi la strada in un certo senso è stata più semplice. Karamoh ha delle buone qualità, ma aspetterei a dire che è un fenomeno, lasciamolo crescere.

 

GABRIELE: Cutrone attualmente potrebbe segnare anche stando fermo in mezzo all’area (magari il tiro di un compagno gli rimpalla su un polpaccio spiazzando il portiere avversario o un cross basso lo centra sulla tibia casualmente e la deviazione entra in rete): Gattuso fa bene a sfruttare il suo ‘magic moment’ al di là del quale, c’è un centravanti di razza che non ha paura e che è deciso a sfondare coi colori rossoneri. Cutrone non è un attaccante di passaggio, credo sia una certezza, uno che può stare in una grande squadra garantendo un rendimento da grande calciatore. Dall’altra parte, Karamoh ha numeri importanti, ma Spalletti ha deciso di gestirlo col contagocce; il ragazzo deve imparare a conoscere la realtà del campionato italiano, come impiegare al meglio i 90′, in quale modo essere utile non solo a sé stesso ma, soprattutto, alla squadra. Spero e mi auguro che l’Inter punti su di lui nel futuro immediato, attualmente è l’unico a portare una ventata di aria fresca in un attacco nerazzurro asfittico e prevedibile.

Chi delle due ha più bisogno di vincere?
JACOPO: Entrambe per motivi diversi, il Milan per la classifica e l’Inter per il morale.

GABRIELE: Senza ombra di dubbio il Milan. Non vincere significa restare a 7 punti minimo dalla Champions e, forse, togliere anche qualche certezza così duramente costruita. L’Inter, pareggiando, rimane comunque nel gruppetto con Roma e Lazio togliendosi anche l’impiccio di uno scontro diretto pericolosissimo.

 

Quanto influenzerà il risultato degli altri big match sull’approccio alla gara?
JACOPO: Non influenzerà, il derby è il derby!

GABRIELE: Sono monotono e ripetitivo e pure populista: il derby è il derby, nessuno guarderà ai risultati delle dirette concorrenti. La supremazia cittadina, ancorché sentita in maniera minore rispetto alle sfide che si giocano in altre città, esiste e si respira per i mesi a seguire. Fino al derby successivo.

Caterina Autiero