Alvaro Morata è da sempre bersaglio facile di critiche.

Il calciatore spagnolo, attualmente in forza alla Juventus, ha sempre diviso le piazze ( a Torino, come a Londra passando per Madrid) per quel suo essere un po’ umorale e suscettibile al peso dei suoi personali periodi-no.

Alvaro Morata
Fonte immagine pag Twitter Gimax38

Con la maglia della Nazionale, lo scorso 4 giugno, l’attaccante è stato bersagliato da insulti e cori offensivi al Wanda Metropolitano in occasione della partita contro il Portogallo.

La storia si ripete puntualmente durante questo Euro 2020, dove l’ insofferenza dei tifosi (spagnoli, ma anche juventini) ha preso piede come spesso accade sui social, trasformandosi in forme di violenza scritta intollerabile.

Lo stesso Alvaro rivela le minacce ripetute di morte dirette a sua moglie Alice e ai suoi tre bambini (di cui il più piccolo non ha ancora un anno). Il giocatore  ne ha parlato ai media:

Ho passato nove ore senza dormire. Ho ricevuto minacce, insulti verso la mia famiglia, persone che speravano che i miei figli morissero. Ho passato qualche giorno isolato da tutto.

Minacce che del resto non sono un caso isolato ma che, anzi,  si verificano sempre più frequentemente in tutte le tifoserie.

Ricorderemo a questo proposito gli sfoghi del figlio maggiore di Andrea Pirlo,  che pure era stato oggetto  della stessa forma di aggressività social.

Alvaro Morata, nel mezzo di quelle dichiarazioni, ha anche sottolineato:

Oggi ti augurano la morte: poi magari, se muori per davvero, ti diranno che eri un bravo ragazzo.

La punta spagnola pone l’accento su un atteggiamento tipico della massa, alquanto superficiale e ipocrita ma che puntualmente si verifica, come del resto gli episodi di cui stiamo discutendo.

Incredibile come il fenomeno si sia diffuso a macchia d’olio e non si riesca più a arginare.

Da un lato sarebbe semplice: società e Nazionali potrebbero vietare ai propri tesserati l’uso dei propri profili. Sarebbe giusto, tuttavia?

La Nazionale spagnola ha messo a disposizione dei convocati uno psicologo per affrontare al meglio questi disagi cui molti si trovano sottoposti.

Alvaro Morata è tra quelli che ne fanno uso e ringrazia il professionista per l’aiuto che ne riceve.

Del resto, in passato il giovane confessò di aver superato un brutto momento di depressione grazie a un sostegno psicologico.

Su questo aspetto della vita dei giocatori e sui risvolti pesanti che può assumere non informiamo mai abbastanza.

Ricordare che l’atleta è un uomo e non un superman, che l’aspetto familiare è sacro dovrebbe essere uno dei maggiori compiti di chi fa informazione.

Ricordare che certe cose feriscono e portano problemi, al di là del conto in banca che poco incide sulle questioni più intime e delicate.

Le offese, gli insulti e la morte in che modo vanno a collegarsi con il calcio gioco di socialità e di aggregazione?

Se ci battiamo per il razzismo, allora ci dobbiamo battere ancora prima per il rispetto della persona: indipendentemente dal colore della pelle.

 

Daniela Russo