Che cosa hanno in comune Sinisa Mihajlovic e Gianluca Vialli?

Sono nati entrambi negli anni Sessanta, sono stati calciatori e tutti e due hanno vestito la casacca della Sampdoria.

Ah, dimenticavo. Stanno lottando – nello stesso momento – contro il cancro. 

Non si deve dire? Eccome se si deve!

Ditelo a tutti invece, più di quanto già lo facciano loro con i loro volti dimagriti, i capelli che non ci sono più. Ditelo ma serenamente, senza pietà, con normalità.

Non lo capite che è proprio quello che vogliono?

Vogliono continuare a fare le cose che amano, anche se solo respirare a volte costa fatica. Anche se si dovrebbe portare la mascherina e nessuno si può avvicinare troppo per paura di qualche virus improvviso.

Vialli delegazione Nazionale
Sky sport

Sto bene, sto continuando le cure ma i risultati sono positivi, quindi non ha senso che io non continui a fare una vita normale. La mia salute non deve incidere.

Sono le parole di Vialli, ma in fondo Sinisa dice esattamente lo stesso, tutte le volte che a passi lenti entra al Dall’ Ara. Fatemi guidare il miei ragazzi, fare il mio lavoro. Fatemi andare a trovare la Nazionale in ritiro e prendere quella maglia che il mio amico Roberto ha fatto preparare apposta per me. 

Mihajlovic e Mancini
Sport Fair

Una boccata d’aria pulita lontano dalle corsie, dai letti, dalle flebo. Dalle ore in chemioterapia in mezzo al dolore, alla paura, alla disperazione. Ma poi fuori da quell’ospedale c’è la vita, il mondo, la famiglia che li conforta e il loro lavoro che tanto amano.

Allora lasciamoglielo fare. Sono malati, è vero. Ma hanno bisogno di una medicina speciale oltre all’amore e  al coraggio che gli infondono le nostre parole.

Hanno bisogno di tenersi stretta la loro normalità.

 

Daniela Russo