Come in uno dei celebri racconti che compongono Le mille e una notte, il Marocco scrive la sua favola.

Una favola che sa di speranza, d’orgoglio, di appartenenza.

È il Marocco a trionfare su una delle Nazionali favorite alla vittoria della Coppa più prestigiosa, la Spagna. 

Dopo l’incredibile volata nei gironi, è riuscito a imporsi, senza mai dubitare delle sue qualità e della sua tecnica, sui ragazzi di Luis Enrique.

Non il solito “Davide contro Golia”, ma bensì, una parità.

Si è discusso molto sul suo ruolo di Cenerentola del mondiale, ma adesso si è trasformata in una realtà ben concreta, imputandosi come una delle otto squadre migliori al mondo.  

Ora è realtà: è ai quarti di finale con il Portogallo, vittorioso per 6-1 sulla Svizzera. Una nuova sfida della Nazionale maghrebina, contro la Penisola Iberica.

La sfida in programmazione sabato 10 dicembre, potrà confermare il momento magico che la squadra di Walid Regragui, suo allenatore dall’agosto del 2022.

Regragui, ex difensore marocchino, è diventato il primo allenatore del suo paese a disputare i quarti di finale di un Mondiale. 

Un traguardo straordinario che si va a sommare, con estrema gioia, al fatto che il Marocco sarà la prima squadra africana e araba, ad essere presente, stabilendo un nuovo record. 

Sulla scia della felicità, è banale non voltare lo sguardo verso una Spagna, che forse ha pagato con le scelte di puntare sui giovanissimi, in un torneo dalle mille sorprese. 

Quello che, però, l’equipo spagnolo non può recriminarsi è di aver cercato, o almeno tentato, di accendere un fuoco, che però, si sia spento nell’immediato. Una squadra che ha dominato, senza mai eccellere, col il possesso palla. 

Dopo la disfatta, si preannunciano, secondo i giornali spagnoli, le dimissioni del CT, sconfitto per la seconda volta agli ottavi di finale (anche in Russia 2018).

I rigori sembrano essere il vero tallone d’Achille della Roja.

Ricordiamo infatti, oltre al Mondiale in Russia, col Belgio nel 1986 e con la Corea del Sud nel 2002.

Tre errori su tre tentavi, bastati a decretare la fine della corsa mondiale delle Furie rosse.

Eppure la squadra aveva iniziato con il turbo, con la vittoria di livello contro la Costa Rica, mostrando giovani di talento e vecchie certezze. Poi un lento declino, pareggio con la Germania e sconfitta con il Giappone. Un brusco stop, che però, non sembrava scoraggiare i più. 

Questa Spagna è sembrata sin dall’inizio carente di qualcosa.

Incompiuta, mancante, senza un decollo, come se fosse ancorata ai fasti del passato, senza quella marcia in più. Alle fine, durante la conferenza stampa Enrique, ha confermato la sua netta convinzione sulle scelte adottate in campo.

“I rigori ci sono costati l’eliminazione, ma sono orgoglioso della mia squadra. Mi assumo tutte le responsabilità perché ho scelto i primi tre tiratori dal dischetto e loro hanno deciso il resto: purtroppo non siamo arrivati ai quarti,” queste le sue parole in conferenza stampa. 

Numerosi i messaggi di congratulazioni da parte delle più grandi cariche del mondo, senza dimenticare le parole del re Mohammed VI.

A telefono con l’allenatore ha espresso le sue sincere congratulazioni ai giocatori e allo staff tecnico e amministrativo che hanno dato il meglio di sé stessi, esaltando la prestazione storica dei componenti della Nazionale. 

Dopo la vittoria, è sceso per le strade di Tangeri, indossando la maglia della nazionale, esultando come un semplice tifoso. Uno dei tanti, uno fra tanti. 

Da Beirut ad Algeri. Dal Cairo a Tunisi. E non solo. In ogni città del mondo, da New York, a Londra; da Milano a Berlino. Da Casablanca a Madrid, dove è esplosa, persino lì, la festa.

Già perché sono ben 872 759, i marocchini attestati che vivono in Spagna. Una presenza che riporta, come ben si sa, al lungo periodo della presenza araba in Spagna, fino alla cosiddetta reconquista.

E poi ancora, la presenza spagnolo sul territorio maghrebino, Ceuta e Melilla.  

Sul terreno del Qatar, però, si riscrive la storia, e la vittoria porta la firma del portiere decisivo: Yassine Bounou. 

Nato nel 1991, a Montréal, è uno dei portieri più acclamati proprio nella Liga spagnola, dove indossa la maglia del Siviglia. Inoltre, è stato proprio premiato come miglior portiere della Liga 2021-2022, vincendo il Trofeo Zamora, primo portiere marocchino a vincere il titolo. 

Ma non solo lui.

A segnare il rigore decisivo è stata una vecchia conoscenza del nostro campionato: Achraf Hakimi. Nato, come in uno di quei vecchi scherzi del destino, a Madrid ed è lui a guidare la squadra nel momento dei festeggiamenti. 

E dopo, ha fatto il giro del mondo la foto dove bacia sua madre, seduta fiera sugli spalti. Fiera, come tutto il popolo arabo che mostra con orgoglio la bandiera della Palestina. Un mondo, quello arabo, che si stringe attorno ai Leoni dell’Atlante.  

Una favola moderna che inserisce, di diritto, il Marocco tra l’élite del calcio mondiale, mentre la Spagna, pian piano, cerca di ritrovarsi.

 

Rosaria Picale