Una carriera divisa tra il bianconero e l’azzurro.

 

Una vita vissuta tra Napoli e Torino: Ciro Ferrara rappresenta il legame, paradossale, tra due realtà divergenti. Una cosa impensabile che lui ha reso possibile.

ferrara napoli
(Getty Images)

Forse era tutto scritto nel destino del giovano Ciro: 5 maggio 1985, l’esordio in serie A con la maglia della squadra della sua città:

“Mi trovai al cospetto di Scirea, Boniek, Cabrini: la Juventus”.

Ma Ciro aveva come compagni di squadra Maradona, Bruscolotti, Bagni: “mi sentivo in imbarazzo, non sapevo se dare del tu o del lei, ma furono loro ad aiutarmi…se le mie prestazioni non erano eccellenti, Bagni e Bruscolotti, ma anche lo stesso Diego, mi davano consigli”.

La stagione 1986-87 lo scudetto: un napoletano che vince con la squadra della sua città non era mai accaduto in 60 anni di storia “fu un giorno indimenticabile, meraviglioso! Resterà per sempre nella mia memoria e in quella di tutti i napoletani” .
E, poi, la coppa (all’epoca Coppa Uefa) che lo vide sempre più protagonista: era il 18 maggio 1989, partita di ritorno contro lo Stoccarda, dopo il 2 a 1 dell’andata.
Vantaggio di Alemao, pareggio dei tedeschi poi… “azione da calcio d’angolo, la palla tornò fuori area, Diego la rimise in mezzo con una intuizione delle sue e io segno al volo di destro… a quei tempi non erano previste cerimonie finali di premiazione, medaglie celebrative, ricordo di aver preso la coppa tra le mani e di aver cominciato a correre come un pazzo per il campo… avevo anche segnato, mi sentivo protagonista assoluto quel giorno”.

Nel 1994 nella vita del napoletano Ciro, ormai adulto e professionista, arriva la Vecchia Signora:

“Penso che nella carriera di un calciatore sia importante fare altre esperienze…dopo aver vinto tanto con il Napoli, volevo restare ad alti livelli e la Juve mi offriva garanzie in tal senso”.

Juve Roma Coppa Campioni
Immagine Altervista

Non si sbagliava: subito vince uno scudetto (che mancava da 9 anni) e la Coppa Italia.
Poi, il palmares di Ciro si arricchisce  con la Coppa dalle grandi orecchie, quella che sogna ogni calciatore.

Roma, 22 maggio 1996: Juventus-Ajax 5-3 ai rigori:

“Lippi mi avvicinò e mi disse di andare a calciare…avevo male alla caviglia, ma lui: non mi interessa, tu calci e basta!…ancora oggi quando rivedo quelle immagini mi vengono i brividi”.

E dopo quella – che allora era la Coppa dei Campioni –  la Juve e Ciro volano sul tetto del mondo conquistando la Coppa Intercontinentale a Tokio.
A queste vittorie “magiche”, prima del ritiro nel 2005, si aggiungono con la maglia bianconera altri 5 scudetti (uno revocato), ma dallo stesso Ciro rivendicato.
Il 15 maggio 2005, a 38 anni, gioca la sua ultima partita ufficiale: vanta in tutto 500 partite in serie A: “Quando sono entrato in campo al Delle Alpi contro il Parma, per la 500entesima partita in A, ho provato sensazioni uniche”.
Legato alla maglia della Juve anche uno dei ricordi più brutti della sua carriera, l’infortunio del 1 febbraio 1998 a Lecce: “Mi fratturai ibis e perone: ci sono stati attimi in cui ho avuto paura di dover smettere…poi sono rinato, con nuovi stimoli ed entusiasmi”.
Una carriera a metà tra due realtà diverse, dove “il calcio lo si vive in due maniere quasi opposte. A Napoli si vive di pallone tutta la settimana, e si festeggia per settimane, mesi…la Torino bianconera è più seriosa, abituata a vincere: festeggi un giorno e poi il giorno dopo è tutto finito”.

Napoli e Torino sono due realtà così agli antipodi, eppure la città sabauda è riuscita ad accogliere Ciro, a farlo sentire a casa, a fargli apprezzare il bianco e nero e a fargli sentire meno nostalgia dell’azzurro color mare. “La città mi ha accolto con simpatia e non mi ha fatto sentire estraneo…Torino è una città -meridionale- per definizione…certo, la nostalgia della mia città…i primi tempi non furono facili, portai con me tutti i film di Massimo Troisi e i dischi di Pino Daniele”.

Ricordi, emozioni, esperienze, la sua vita e la sua carriera, le sue amicizie, la famiglia, il suo cuore: in lui convivono due squadre dalla rivalità storica, in lui convivono due città diverse, in lui convive la passione per il calcio, al di là dei colori.

Tanti auguri, Ciro!

Caterina Autiero