La scomparsa di Elisabetta II, il monarca più longevo della storia della corona inglese ha avuto ripercussioni in tutto il mondo. Non c’è canale televisivo, radiofonico o testate giornalistiche che non parlino della sovrana, scomparsa lo scorso 8 settembre all’età di 96 anni. 

Una scomparsa che ha avuto ripercussioni anche, e soprattutto, nel mondo del calcio, nazionale e internazionale. 

Annullate a data da stabilirsi, le partite di Premier League e del campionato scozzese che si sarebbero dovute svolgere nel fine settimana e il lunedì sera. 

Rinviata, però di una sola giornata, anche la partita di Champions League, Rangers-Napoli. In programmazione martedì 13 settembre, è slittata al 14 settembre, creando non poco scompiglio nella tifoseria partenopea. 

Decisione presa dalla UEFA che rappresenta a tutti gli effetti una scelta obbligata.

Nella giornata di martedì, infatti, un gran numero di forze dell’ordine verranno impiegate negli eventi pubblici. La salma dalla regina, verrà infatti trasferita da Edimburgo a Londra, e quindi sarebbe stato impossibile occuparsi dell’evento sportivo. 

Inoltre, per motivi di sicurezza e ordine pubblico, visti anche i 10 giorni di lutto nazionale, si è deciso di chiudere il settore ospiti.

Una decisione che può piacere o non piacere, visto il rimborso dei biglietti e dei costi della trasferta, ma che non può che riguardare l’intera popolazione. 

Non si parla solo della morte di una sovrana, ma di un’istituzione e di un’icona moderna, capace in 70 anni di regno, di coniugare sovranità e vita pubblica.

Oltre alla passione risaputa per corgi e cavalli, Elisabetta II non ha mai nascosto un certo attaccamento per il mondo calcistico.  

È stata proprio lei, nel lontano 1966 a consegnare la coppa del mondo, l’unica vinta dall’Inghilterra, al capitano Booby Moore.

E non solo…

Sebbene non abbia mai espresso preferenze calcistiche come molti membri della famiglia reale, è sempre stato riconosciuto la sua preferenza per la squadra londinese del West Ham.

Tifosi che hanno voluto renderle omaggio poco prima della partita di Conference League contro la Steaua Bucarest, dove nel minuto di silenzio hanno intonato spontaneamente il celebre “God save the Queen”. 

Come un parallelismo fra la sua vita privata e pubblica, la regina non ha mai nascosto una certa simpatia per i Gunners.

L’Arsenal è risaputo, è la squadra del cuore di molti membri della famiglia reale, e per l’appunto, della sovrana. Si dice che sia rimasta piacevolmente colpita da una conversazione con Cesc Fabregas, centrocampista dal 2004 al 2011. 

Ma quali sono le squadre che la famiglia reale tifa? 

Il nuovo re, Carlo III, sorprendentemente è un acceso tifoso del Burnley.

Attualmente quinta nel campionato cadetto della Premier League, l’appartenenza alla squadra per il re, non è mai stata nascosta. Nel 2012, durante un evento di beneficenza, espresse appunto la sua vicinanza, e soprattutto la decisione di sponsorizzare progetti per la riqualificazione della città, e dello stadio: 

“Burnley ha attraversato momenti molto difficili e sto cercando di trovare modi per contribuire al suo rilancio ed accrescere aspirazioni e autostima da quelle parti.” 

Dopo queste parole, il club omaggiò l’allora Principe del Galles, con un abbonamento vip a vita nello stadio. E ora con la sua proclamazione, è diventata la squadra del re. Un traguardo unico per una squadra, dal passato glorioso, che è sempre stata considerata la squadra della classe operaia. 

E il nuovo principe di Galles? 

William è sena dubbio il membro più attivo calcisticamente della famiglia reale. Dal 2006 è presidente della FA, aprendo il centro nazionale di calcio del St George’s Park.

Il principe William però è un appassionato tifoso dell’Aston Villa, squadra militante in Premier League.  

Un amore nato durante gli anni in cui frequentava il più prestigioso dei college del Paese, Eton, nel Berkshire. È stato lo stesso principe del Galles a parlare della sua prima volta allo stadio Villa Park: 

“È cominciato tutto dalla prima partita di FA Cup a cui sono stato – ha detto il Principe – era Aston Villa-Bolton. Mi ricordo che ero sugli spalti con un cappellino in testa, avrò avuto 12 anni, ed ero lì con un sacco di amici. Ero seduto tra i tifosi dell’Aston Villa e mi sono innamorato, l’atmosfera era magnifica e i valori della squadra splendidi”. 

Una vera e propria “ribellione” che si discosta tanto dalla sua immagine imposta e perfettamente affina al protocollo reale.  

“Tutti i miei amici erano tifosi del Manchester United o del Chelsea, io non volevo seguire squadre comuni, volevo un team di metà classifica, che potesse regalarmi più momenti emozionanti.” 

E di emozioni, il principe William sembra averne vissute tante sugli spalti dello stadio. Come durante il match del 27 maggio 2019, durante i play off, vinti per ritornare il Premier League.

Un semplice tifoso, quello che si vide durante la partita, scatenato e animato per esultare con l’intera tifoseria. William non ha mai nascosto inoltre, la sua volontà di ribadire la necessità di un calcio sano e pulito, e soprattutto che sia d’esempio per le nuove generazioni:

“Voglio che i club e i giocatori diano il buon esempio ai ragazzi – ha aggiunto -, voglio che quando i nostri figli vanno allo stadio tornino dopo essersi divertiti e dopo aver visto i loro idoli comportarsi nella maniera in cui tutti vorremmo che facessero”.   

E la stessa passione sembra averla trasmessa al suo primogenitori, il principe George di Galles. La sua prima partita, accompagnato da papà William e da mamma Kate principessa di Galles, è stata nel 2019, dove ha potuto esultare con i suoi beniamini.

Una passione trasmessa dal futuro erede al trono, che con il passaggio al piccolo George, sembra aver unito, calcisticamente parlando, la futura generazione regnante.  

 

 

Rosaria Picale