Boniperti una volta disse che se avesse dovuto pensare ad un calciatore da ingaggiare assolutamente, Pelé, Platini, Maradona sarebbero venuti dopo di lui.

Il lui in questione, definitivo tra l’altro dal presidente juventino il più utile ad una squadra, è Valentino Mazzola, simbolo del Grande Torino e suo leggendario capitano, considerato uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi.

Mazzola, nato nel 1919 nella provincia milanese, non ha un’infanzia facile; il papà muore quando Valentino ha appena dieci anni ed è costretto per aiutare la famiglia a lasciare la scuola e cercare un lavoro.

Unica consolazione ad una vita segnata dal destino avverso è il calcio; Valentino inizia a giocare quattordicenne in una squadra del suo paese, il Gruppo Sportivo Carlo Tresoldi di Cassano d’Adda. 

Il suo esordio avviene nel campionato ragazzi del 1933-34 e come mezz’ala sinistra passerà qualche anno dopo all’Alfa Romeo di Milano che milita in Serie C al Venezia in Serie A nel 1939. 

La squadra pur essendo nella massima serie è piuttosto limitata come potenzialità ma l’estro in campo e il temperamento di Mazzola, calciatore poliedrico in grado di ricoprire qualsiasi ruolo durante la partita, concorreranno ad elevare la squadra sino a raggiungere nel 1941 la Coppa Italia e l’anno successivo il terzo posto in Campionato.

Nel 1942 la completezza del fuoriclasse attrae l’attenzione di Vittorio Pozzo, l’allora ct degli azzurri, che lo recluta per la Nazionale; il periodo storico non è di certo dei migliori, la guerra imperversa e Mazzola, come i suoi compagni di squadra, cerca in campo di onorare l’Italia anche solo con un pallone.

E ci riesce quando segna una dei quattro gol nel match contro la Spagna, in aprile, che termina 4  – 0 per l’Italia. 

Mazzola arriva al Torino reclutato addirittura negli spogliatoi, al termine della partita di Campionato contro il Torino, vinta per 2 – 1.

E’ il maggio del 1942.

Il suo primo gol in maglia Granata lo piazzerà contro la Juventus, nel derby dell’ottobre del 1942; non solo: Mazzola sarà decisivo, insieme ad altri calciatori come Loik con il quale forma una coppia invincibile, per assicurare lo Scudetto del 1943 alla squadra, il primo del Toro, e anche la Coppa Italia nello stesso anno. 

Nel 1945, con la ripresa del campionato di Serie A (l’anno precedente si era giocato una campionato definito di guerra) Mazzola è leader indiscusso dei Granata, segnando ben 16 gol, trascinando i compagni e diventando indiscutibilmente bandiera della squadra che vince nuovamente lo Scudetto alla fine della stagione.

Nella stagione successiva Mazzola si aggiudica, tra l’altro, il titolo di capocannoniere del campionato (29 reti segnate) e nel 1948, per il quarto anno consecutivo, il Grande Torino come ormai è stato ribattezzato, vince lo Scudetto con un record imbattuto ancora oggi: i calciatori granata segnano infatti un totale di 125 gol.

Un successo esemplare, una squadra imbattibile.

Poi la storia si dispone per andare diversamente.

E sceglie di farlo il 4 maggio del 1949 quando di ritorno da una partita amichevole contro il Benfica disputata a Lisbona, l’aereo su cui viaggia il Grande Torino si schianta sulla collina di Superga.

Pochi secondi inghiottono per sempre tante giovani vite, annullano una squadra intera, lasciando sgomenti non solo i tifosi granata ma l’intero mondo del calcio, l’intera nazione.

Il calcio rimarrà sempre uno sport per undici persone” aveva detto Mazzola durante un’intervista. 

Undici persone, una squadra dal destino condiviso in campo e purtroppo anche nella vita.

 

Silvia Sanmory
(Immagini tratte da toronews, corriere.it)

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