Padre e figli, una famiglia con il calcio nel dna.

Quattro scudetti in tre decadi diverse. Tutti con l’Estudiantes, il club dei Leoni di La Plata, squadra della quale sono stati i più degni rappresentanti.

Il padre, Juan Ramon Veron ha addirittura regalato alla squadra la prima Coppa Intercontinentale della sua storia, nel 1968 grazie ad un gol che sconfisse addirittura i Diavoli Rossi del Manchester United.

I figli, Iani, meno talentuoso,  e Juan Sebastian, che quarant’anni dopo il papà regala alla squadra una vittoria storica contro il blasonato Boca Juniors grazie ad uno straordinario talento personale che lo etichetterà il futuro come “il piede destro di Dio”.

Del resto Juan Sebastian, cresciuto sui campi da calcio e nelle giovanili del Club, è stato un campione precoce che appena dodicenne calciava già meglio di diversi giocatori della prima squadra, impressionando tutti anche per la palla fiondata in rete da oltre venti metri.

Peccato però che l’esordio in prima squadra avvenga nel periodo peggiore dell’Estudiantes, bersagliata da problemi economici e a rischio retrocessione. 

Dopo un passaggio mordi e fuggi al Boca Juniors di Buenos Aires, Juan Sebastian risponde alla chiamata della Sampdoria, fortemente voluto dall’allenatore Sven Goran Eriksson per sostituire Clarence Seedorf.
Con i blucerchiati in due anni affina il suo essere un fuoriclasse: precisione millimetrica nei gol, visione globale del gioco e della strategia, tiri potenti, corsa instancabile.

Dopo una stagione al Parma, Veron viene reclutato nella Lazio dove trova un centrocampo progettato appositamente per permettergli di brillare ancora di più, con Simeone, Almeyda, Nedved.
E i risultati non tardano ad arrivare: vince una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa italiana e una Supercoppa europea.

Ancora una volta ci si mette di mezzo l’economia: la Lazio e i suoi buchi a bilancio costringono Veron a trasmigrare in Inghilterra, al Manchester United, squadra con la quale ha vinto un Campionato inglese. Durante la sua esperienza in Inghilterra, Veron gioca bene ma non ai livelli degli anni precedenti; in un’intervista, ricordando quel periodo, dirà: “Non ero più io: il calcio inglese era infinitamente noioso”.

Un flop vero e proprio sarà il suo passaggio al Chelsea, con poche partite giocate e diversi problemi fisici. 

I vecchi fasti dì Veron si rimaterializzano nelle due stagioni nell’Inter di Moratti: 74 partite disputate e la conquista di due Coppe Italia, nel 2005 e nel 2006 e la Supercoppa nel 2005 battendo la Juventus; con l’Inter Veron si è aggiudicato anche lo Scudetto della stagione 2005 – 2006 assegnato dopo i fatti di Calciopoli ai nerazzurri.

Veron, emblema del calcio argentino, ha giocato in diversi Mondiali: convocato nel 1998 in Francia e per il Mondiale del 2002 in Corea e Giappone (nel quale ha indossato la fascia di capitano della Nazionale argentina), infine inserito da Diego Armando Maradona nel Mondiale del 2010.

 

Silvia Sanmory

(Immagini tratte da Wikipedia)