Con la mirabolante doppietta tutta “made in Mexico”, il Napoli conquista la seconda vittoria consecutiva in campionato, riscattando in questo modo anche la pesante uscita dalla Coppa Italia.  

È Hirving Lozano, il numero 11 azzurro, ad aver stregato con due gol di tecnica e di qualità notevoli il pubblico del Dall’Ara: uno al 20° minuto mentre l’altro arrivato poco dopo il calcio d’inizio del secondo tempo. 

Che Bologna gli abbia fatto ritornare l’ispirazione?

Possibile, anche perché potevano essere annotate anche le altre due occasioni da gol del messicano.

Insomma, nel giorno più triste dell’anno, il famoso “blue monday”, Lozano sembra aver ritrovato quella carica eccezionale che l’aveva accompagnato durante tutto il corso della scorsa stagione. 

Ma ci troviamo in situazione diametralmente diverse per vari motivi, che andrebbero ricercati sin dall’inizio della sua avventura in azzurro. 

Arrivato nell’estate del 2019 per volere dell’allora tecnico Ancelotti, fu fin da subito etichettato come l’acquisto più costoso dell’era De Laurentiis.

Grandi aspettative sul nuovo arrivato, in parte ripagate dal gol nella sua partita d’esordio contro la Juventus, o contro il Milan.

Nonostante ciò, la stagione 2019/2020, tra l’arrivo di Gattuso sulla panchina del Napoli e inizio della pandemia, risulta deludente, con 34 presenze e 5 gol.  

È impossibile sapere cosa provasse in quel momento Lozano, o meglio il “chucky”, il suo soprannome più famoso.

Già la famosa “bambola assassina”, ma tutto ciò non nasce in ambito calcistico, bensì dalla sua esperienza nelle giovanili del Pachuca, dove si divertiva a spaventare i suoi compagni.  

In Messico, la fama del chucky è notevole, soprattutto essendo l’idolo della selección tricolor.

Curioso aneddoto?
Il giorno del suo gol in Coppa del Mondo del 2018, contro la Germania, creò un terremoto d’origine artificiale: rivelato per i molti salti al momento del gol. 

La seconda stagione in maglia azzurra sembra ridare nuova vita a Lozano, dovuta anche all’addio di José Callejon dalla fascia destra, la sua per eccellenza.

Grazie anche alle due doppiette e realizzando 43 presenze e 15 gol, Lozano sembrava essere tornato quello di un tempo, insostituibile nello scacchiere del tecnico calabrese. 

L’arrivo però di Luciano Spalletti rimescola le carte in tavolo, e così anche anche la gestione del giocatore messicano.

Dopo una partenza in netto ritardo, dovuta anche al grave infortunio vicino all’occhio subito in Gold Cup, Lozano sembra ripartire dalle retrovie.

Eppure diventa subito uno dei pilastri dell’11 titolare, riuscendo a trovare però poche occasioni giuste per poter segnare. 

L’infortunio prima, durante il match contro il Leicester, e il covid poi, che lo tiene lontano per due settimane, lo fanno scalpitare per tornare in campo. Forse ci mette un po’ troppa foga, ammonito e espulso durante il match contro la Fiorentina in Coppa Italia. 

Lozano sembra, però,  essere indomabile e denso di carica e foga: al suo ritorno in campo, titolare contro il Bologna mette a segno scalpitante e pronto per dimostrare il suo valore.  

“Era difficile il mio rientro dopo 15 giorni, devo lavorare di più.” 

Indubbiamente sarà difficile, ma è una certezza che un giocatore di qualità come Lozano potrà ritrovare la grinta di un tempo, anche grazie al supporto della squadra e dei tifosi che hanno acclamato la sua prestazione. 

La partita di Lunedi 17, è stata lo scenario ideale per il suo ritorno o meglio il suo secondo film: La bambola assassina 2.

 

Rosaria Picale