Roberto Baggio compie oggi 53 anni: chi lo ha vissuto ha provato mille emozioni, molte contrastanti. Un fuoriclasse senza tempo, al di sopra di ogni colore… e dolore.

Ricordo perfettamente la prima volta che vidi Roberto Baggio.

Roberto Baggio con la maglia della Fiorentina: un addio amaro

  (immagine da 1nil.com)

In televisione scorrevano le immagini di una partita della Viola: la guardavo, distrattamente, insieme a mio padre. Poi però la mia attenzione cadde sul numero 10;  un ricciolino di poco più di vent’anni col viso di un angelo e  movenze che avevo visto prima soltanto in un altro dieci, che era argentino e dicevano fosse il più forte al mondo.

Saltai in piedi dalla sedia e restai incollata allo schermo: folgorata.

Da allora ho sperato ogni singolo istante che Roberto Baggio approdasse a corte della Signora. Più guardavo questo folletto che incantava le piazze, più mi chiedevo come potesse fare magie su magie con due ginocchia falcidiate dagli infortuni, con una leggerezza tale che sembrava neanche avvertisse il dolore.

Era il mio piccolo Maradona, e ci arrivò davvero, alla Juve. Ma non tutto andò secondo copione.

Roberto Baggio e Maradona

                                                              (immagine da fiorentina.it)

Roberto Baggio con la maglia della Juventus

L’amore tra Roby e Madama non sbocciò mai come avrebbe potuto: e non solo per quel maledetto rigore, che in realtà gli fu consigliato dal mister stesso di non tirare per non fomentare ancora di più la piazza fiorentina.

(immagine da tuttosport.com)

Roberto aveva un carattere troppo particolare, come spesso accade ai più grandi, per poter trovare sintonia con il freddo e sabaudo ambiente bianconero. La cessione, tra l’altro, l’aveva accettata a denti stretti: il suo cuore voleva Firenze. Eppure fu con la Juventus che vinse il Pallone d’Oro,  fu alla Juventus che regalò la Coppa UEFA in quegli anni che la Signora stentava a farsi bella. Per me, lo confesso, poco ha importato: la genialità di questo dieci, la tecnica cristallina, la classe con cui si muoveva in campo mi facevano dimenticare di che colore fosse la maglia che indossava.

Quella con cui forse l’ho amato di più, è stata quella azzurra della Nazionale. Nel punto focale di quel Mondiale 1994, mentre i brasiliani esultavano e Baggio stava a testa china, ho capito chi è il fuoriclasse: l’unico che va oltre, oltre gli episodi, oltre il colore che rappresenta, oltre il dolore di un errore così pesante.

Non posso descrivere  cosa sia stato per me Roberto Baggio, non come vorrei: semplicemente, rappresenta il calcio. Ancora oggi, quando rivedo i frammenti delle sue giocate mi si chiude lo stomaco e resto, come la prima volta, senza fiato.

Per questo sono qui a scrivere: non solo per fargli gli auguri ma per ringraziarlo per le cento, mille emozioni che mi ha regalato, anche quelle tristi, anche quelle negative.

Buon compleanno di cuore, Divin Codino.

Daniela Russo

(immagine copertina da foxsports.it)