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La Quarta Stella: Marcello Lippi al Festival dello Sport

Il racconto di Marcello Lippi al Festival dello Sport

Fonte immagine pagine Ufficiale Lippi Facebook

L’affascinante racconto di Marcello Lippi al Festival dello Sport, nel segno del quarto titolo mondiale di calcio, quello del 2006.

La quarta stella gialla cucita sulla maglia azzurra è un orgoglio che la Nazionale Italiana sfoggia da quel 9 luglio 2006.

A guidare la selezione vincente nel 2006 è stato Marcello Lippi che, ospite il 12 ottobre scorso alla festa dello sport a Trento, ripercorre la sua esperienza al Mondiale.

Descrive con precisione i momenti che hanno preceduto la partenza per la Germania, l’accuratezza con cui ha costruito il gruppo di ragazzi, la voglia dei giocatori di aiutarsi e spronarsi a vicenda.

Giocatori forti, in forma splendida, che in quel momento erano all’apice.

Lippi già aveva capito che era una Nazionale con individui forti: non a caso aveva scelto amichevoli pre Mondiale di difficoltà elevata contro Olanda e Germania, proprio per fare vedere ai ragazzi che si potevano levare molte soddisfazioni.

Ed infatti vinte le amichevoli, l’autostima del gruppo si intensificò sempre di più.

Lippi si sofferma a raccontare come, in un momento difficile per il calcio italiano per via di Calciopoli, il gruppo sia riuscito a fortificarsi e a trasformare invece in positivo le notizie che arrivavano dall’Italia.

Durante l’intervista intervengono:

Cannavaro, ricordato da Lippi come il difensore più forte ed insuperabile che quell’anno oltre al Pallone D’oro vinse il Fifa World Player. La sua forza fu di mantenere concentrazione e diffondere serenità nel gruppo.

Gattuso, nel quale vede un modo di allenare molto simile al suo. Lo definisce un ragazzo molto sensibile e di cuore, sfatando il mito del Gattuso conosciuto solo per la grinta e la tenacia. Un ragazzo  di poche parole e di molti fatti che durante il Mondiale trasmise al reparto la forza di giocare fino all’ultima partita concentrati e grintosi.

Gattuso
Fonte Immagine pagina fan facebook Gennaro Gattuso

Pirlo, giocatore che fa reparto da solo. Nella semifinale contro la Germania, davanti alla difesa c’era Pirlo e Lippi dichiara che per i giocatori tedeschi non è stato affatto facile superarlo, anzi. Si sofferma sul nuovo ruolo di Pirlo come allenatore della Juventus e dice che secondo lui farà bene perché ha idee nuove che porteranno solo benessere ai Bianconeri.

Pirlo
Fonte immagine profilo Juventus FB

Gilardino, che saluta Lippi dalla sua nuova veste di allenatore. Lippi lo ricorda come un ragazzo sempre a disposizione della squadra.

Zambrotta, che ringrazia Lippi per aver avuto l’intuizione del cambio di  ruolo diventando così l’esterno  più forte del momento. In Nazionale nel 2006 segna pure un gran gol contro l’Ucraina: probabilmente, se l’avesse segnato Ronaldo o Messi sarebbe stato nella gallery dei best goal ever.

Buffon,  che Lippi  definisce il miglior portiere che avrebbe dovuto vincere il Pallone D’oro. Nel 2006 gli Azzurri subiscono  solo 2 gol, questo merito del N. 1 Gigi Buffon.

Grosso, gol al cardiopalma contro la Germania. Determinato e pronto nel momento in cui Lippi lo inserisce nel match.

“Chiudi la valigia, Beppe: andiamo a Berlino!”

Toni, Totti e Perrotta, 3 giocatori fondamentali per il 4321 ed il gioco a centrocampo.

Toni e Totti si alternavano al bisogno. Vedasi le   gare contro l’ Ucraina nella quale Toni fa doppietta e contro l’Australia nella quale Totti, che fu voluto a tutti i costi da Lippi nonostante il brutto infortunio di pochi mesi prima, segna al 95 esimo  e ci porta ai quarti di finale.

Perrotta ha avuto un ruolo fondamentale in quanto dietro le punte faceva movimento senza palla andando sempre verso la porta. Nel mondiale gli è mancato solo il gol.

In conclusione Lippi dichiara che la forza del gruppo, la coesione, la professionalità, il lavoro e la tattica studiate insieme sono stati gli ingredienti della vittoria.

Il Capitano che filtrava le notizie dall’Italia e le riportava al gruppo in maniera positiva, la serenità e la consapevolezza di dover raggiungere un unico obiettivo, ovvero raggiungere e vincere la finale, hanno fatto sì di concretizzare il sogno del successo più quella della Coppa del Mondo.

Ilaria Iannì