Prima dell’era CR7-Messi, è stato lui l’ultimo blasonato giocatore a vincere il Pallone d’Oro, nel 2007

View this post on Instagram

Happy Birthday babe!! 02.12.2007 #11years

A post shared by Kaká (@kaka) on

Prima dell’argentino e del portoghese, Ricardo Izecson dos Santos Leite, meglio noto come Kakà, è stato insomma il re del calcio, in grado di ribaltare un’azione, sfrecciando per il campo alla velocità della luce senza mai perdere la palla, come incatenata al piede, indistintamente destro o sinistro.

Un fuoriclasse dall’indiscutibile capacità tecnica in progressione e dalla perspicace intelligenza calcistica, forse eclissato troppo presto (l’addio al calcio giocato a 35 anni); un declino coinciso con l’ascesa di Cristiano Ronaldo in quel Real Madrid nel quale erano stati reclutati insieme per fare tornare il club ai fasti di un tempo.

In realtà Kakà con il Real e le sue quattro stagioni nei blancos non è mai riuscito a dimostrare completamente il suo indubbio talento, frenato oltre che dalla concorrenza anche da alcuni infortuni e dal rapporto non idilliaco con Mister Mourinho.

Nato in Brasile nel 1982 è, invece indubbiamente l’emblema rossonero per eccellenza: con il Milan ha segnato 104 gol in 307 partite.

Arrivato a Milanello con ottime recensioni dagli addetti ai lavori, pochi giorni prima della vittoria della Supercoppa Europea da parte del Milan, Kakà già al suo esordio come titolare, nel settembre del 2003, contro l’Ancona, dimostra tutto il suo talento, la sua eleganza, la sua energia e il suo stile; stoppa di coscia il pallone, con uno scatto preciso taglia fuori diversi avversari, calcia un pallone perfetto sul quale Shevchenko segna.

Da li in poi Kakà diventa storia, spacca la difesa avversaria con una tale naturalezza da incantare i tifosi rossoneri ma anche quelli delle altre tifoserie.

Il suo primo gol in rossonero nel derby dell’ottobre dello stesso anno con la rete del 2 – 0. Nella sua prima stagione nel Milan è decisivo anche per la vittoria dello scudetto e per la corsa in Champions League nella quale segna 4 reti.

Nella stagione seguente, che vede la squadra vincitrice ad agosto della Supercoppa italiana, Kakà segnerà sette gol in campionato e 2 in Champions, tra l’altro realizzando uno dei cinque rigori nella finale di Instanbul persa contro il Liverpool.

Sarà un crescendo anche nelle stagioni successive tanto da risultare capocannoniere della Champions League 2006 – 2007 con le sue 10 reti.

Il 31 agosto del 2007 vince la sua seconda Supercoppa europea ribadendo in rete di testa il rigore parato e che lui stesso si era procurato e grazie al quale il match si chiude con il 3 – 1 ai danni del Siviglia.

Il 2 dicembre dello stesso anno, a Parigi, Kakà riceverà il Pallone d’Oro 2007, vinto con 444 voti favorevoli battendo Cristiano Ronaldo (con 277 voti) e Leo Messi (con 255); il 16 dicembre vincerà la Coppa del Mondo per club, battendo il Boca Juniors nella finale per 4 – 2, e sarà lui a segnare la terza rete dei rossoneri.

Pochi giorni dopo Kakà a Zurigo è stato insignito del Fifa World Player, anche in questo caso battendo nelle preferenze Messi e Ronaldo.

Onoreficenze e numeri che non potevano non fare breccia in club come il Manchester City che nel gennaio del 2009 si fa avanti con una sostanziosa offerta per aggiudicarsi il talento del brasiliano.
La società rossonera prende in seria considerazione l’offerta, tra le proteste dei tifosi, ma quando l’affare sembra definito, Kakà rifiuta l’offerta pur di continuare ad indossare la numero 22 rossonera.

immagine: Pianeta Milan

In realtà, in un Milan che smantella la grande squadra guidata da Ancelotti, Kakà non fa eccezione e nell’estate dello stesso anno viene venduto al Real Madrid; il suo esordio con i blancos il 29 agosto contro il Deportivo la Coruna.
Con il Real Madrid Kakà disputerà 120 partite andando a rete 29 volte. 

Tornerà a Milanello nel 2013, dopo l’intervento dell’AD del Milan Adriano Galliani che trova l’accordo con gli spagnoli per fare rientrare Kakà a titolo definitivo. 

L’avvio non è dei migliori, complice anche una squadra in difficoltà, il suo nuovo esordio in rossonero a Torino è poco edificante e un altro infortunio, una lesione all’adduttore, lo tiene lontano dal campo per un mese. Il 26 novembre 2013 segna il primo gol in Champions dopo il suo ritorno al Milan, con la prima rete del 3-0 ai danni del Celtic durante la fase a gironi.

Il 30 giugno del 2014 rescinde il contratto che lo lega al Milan. 

Dopo l’esperienza negli Stati Uniti, il 17 dicembre del 2017 si ritira definitivamente dall’agonismo.

Quello che è considerato a  tutti gli effetti uno dei calciatori più forti della sua generazione, è stato incisivo anche con la Nazionale brasiliana con la quale ha vinto i Mondiali del 2002.

 

Silvia Sanmory