Juve-Napoli, tutto da rifare. 

In una sola giornata di campionato la Juve sei   punti (tre sul campo, contro la Fiorentina) e il Napoli ne riconquista uno, eliminando quel fastidioso asterisco dalla classifica.

 

Il Collegio di Garanzia ribalta la sentenza dei primi due gradi di giudizio, riscrivendo la classifica e assegnando al campo il verdetto dello scontro.

La mia opinione sulla vicenda l’avevo già espressa a suo tempo, ed è più o meno rimasta immutata.

Tralasciando il pensiero maligno – che sotto sotto abbiamo un po’ tutti – la sensazione di amaro è quantomai accentuata.

Quello che – più di tutto – crea questo senso di fastidio è, come spesso accade, la gestione della vicenda che ha dalla sua una lunga serie di angoli ciechi e che, personalmente, ritengo a tratti grottesca.

 

Ricordiamo che il Napoli fu bloccato dalla Asl, non da un’iniziativa personale della squadra, e sottoposta quindi alla bolla come da protocollo. La Juventus, in assenza di comunicazioni ufficiali, scese in campo dando vita al teatrino più triste di questa stagione.

Il 3-0 a tavolino sembrava essere la soluzione più ovvia (non dico giusta, dico ovvia) per tutti.

Con l’annullamento della sentenza e la decisione di far giocare la gara (in data da destinarsi, non essendoci al momento slot liberi) si crea però un pericoloso precedente per la nostra Serie A e non solo: basti pensare alle tante squadre che sono scese in campo con assenze pesanti, senza usufruire di rinvii o di Asl di circostanza.

Il Genoa avrebbe dovuto chiedere il rinvio di non so quante gare, la Lazio ha giocato in Champions League (con il Bruges) con soli 13 giocatori arruolabili (molti primavera) e la Juventus ha giocato contro il Barcellona senza Ronaldo.

Al Napoli, in quell’occasione, mancavano pochi giocatori: Insigne (infortunato) e Zielinski ed Elmas positivi al Covid. Con sole tre defezioni – seppure importanti – non vi erano i presupposti per chiedere un rinvio. Diciamolo.

Non voglio difendere la Juventus, nè colpire il Napoli, ovviamente ma la Casertana, ad esempio, cosa dovrebbe fare? Costretti a giocare in 9 (!!!) perchè la stessa Asl non ha bloccato la partita.

Figli e figliastri? Assolutamente sì, viene da dire.

La stessa Giustizia Sportiva ha dimostrato di non avere affatto le idee chiare sulla situazione Covid e protocolli da adottare, a distanza di quasi 6 mesi dalla ripresa del campionato.

Se da un lato ha vinto il calcio, perché i risultati vanno fatti sul campo e non in videoconferenza nel Salone del Coni, dall’altro la confusione che c’era continua ad esserci e rischia di essere ulteriormente ingarbugliata da questo ennesimo atto di una vicenda che sembra non essere ancora conclusa,  con la Juventus che è rimasta a guardare ma che ora potrebbe ricorrere al Tar.

Micaela Monterosso