Era il  30 marzo 2008 quando Matteo  Bagnaresi, tifoso del Parma,  rimaneva  ucciso accidentalmente durante una manovra dell’autobus che trasportava tifosi juventini.

Accadeva nell’ area di servizio Crocetta di Asti,  dove la casualità aveva voluto che i due gruppi si fermassero  per una sosta.

Lo scorso anno, quando ancora si poteva giocare, una toccante coreografia  ha coperto tutta la curva Nord: non è mancato un mazzo di fiori deposto sotto lo stesso settore del capitano Bruno Alves.

L’autista  manovrando il pullman non scorse il giovane, forse preso dal panico per gli scontri tra i due gruppi di tifosi.
Bagnaresi era reduce da un daspo (una misura prevista dalla legge italiana al fine di impedire aggressioni violente nei luoghi ove avvengono manifestazioni sportive) che durava da tre anni. Il giovane militava nella “sinistra antagonista” ed era stato coinvolto  il 6 gennaio del 2005 in  un’invasione di campo, quindi accusato di aver creato disordini post partita proprio con i bianconeri.
Contrastanti le versioni dei fatti:  gli ultras juventini hanno sempre asserito di essere stati aggrediti e quindi fuggiti, mentre alcuni testimoni negano questa versione riconducendo l’incidente solo ed esclusivamente a una manovra accidentale, un fatto  in cui il calcio non c’entra nulla.
“Matteo era vicino alle ruote del bus e il mezzo lo ha travolto. L’autista non ha visto quello che era successo ed è ripartito”: questa è la versione di un amico del giovane. 
Al di là di come siano andate le cose,  un giovane di soli 28 anni non c’è più e salgono a 22 le vittime del calcio negli ultimi 50 anni.
Sembra impossibile che possa succedere di   morire per il pallone, eppure in certi ambienti dove il tifo è molto caldo e passionale sembra non esserci nulla da fare: i colori, il valori di una certa fratellanza,  il forte senso di appartenenza e l’euforia portano allo scontro e all’espressione di un’incomprensibile  violenza.
Quasi come a voler creare un nemico e giustificare il senso di vere e proprie battaglie tra clan dove troppo di frequente ci scappa il morto.
La famiglia Bagnaresi in ricordo del figlio –  per trovare una motivazione per continuare a vivere –  ha voluto trasformare il dolore della perdita, in un’energia positiva  creando  la fondazione  Onlus  Casa Matteo,  prosecuzione e continuità dei valori umanitari in cui Matteo credeva: l’aiuto è  rivolto  ai giovani, a studenti che vivono in condizioni disagiate che hanno necessità di essere recuperati o seguiti nello studio.
Cinzia Fresia