Il 4 maggio del 1949 l’aereo sul quale viaggiava il Grande Torino si schiantò contro la Basilica di Superga: la Tragedia di Superga, come è stata ribattezzata, costò la vita a 31 persone

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”.

(Indro Montanelli)


Erano appena passate le 17 di quel 4 maggio del 1949 quando il Fiat G. 212 della compagnia aerea Ali, con a bordo l’intera squadra del Grande Torino insieme allo staff tecnico e a tre giornalisti di ritorno da una partita amichevole a Lisbona, andò a schiantarsi contro il muraglione del terrapieno della Basilica di Superga. 

Non ci furono superstiti: 31 morti tra i quali i quattro membri dell’equipaggio.

Così, in un soffio, la squadra degli “Invincibili” come erano stati soprannominati fu cancellata, beffata dal destino.

Quasi un milione di persone presenziò ai funerali pubblici in piazza a Torino, un momento di commozione corale mista ad incredulità per quello che è passato alla storia come la Tragedia di Superga.

Non mancarono ovviamente gesti di solidarietà dal mondo del calcio; il Club Granata, che doveva giocare ancora quattro partite di Campionato, schierò in campo la formazione giovanile: fecero altrettanto gli avversari, ossia Genoa, Palermo, Sampdoria e Fiorentina, e al Torino venne assegnato lo scudetto a tavolino.

In ricordo della tragedia, la Fifa ha proclamato proprio il 4 maggio come “Giornata Mondiale del Gioco del Calcio”.

Oggi pomeriggio verrà celebrata come ogni anno la messa in suffragio delle vittime alla presenza della squadra del Torino mentre stasera la Mole Antonelliana si tingerà di granata grazie ad una speciale illuminazione.

Silvia Sanmory