La scomparsa del grande musicista, compositore e direttore d’orchestra  Ezio Bosso che ha incantato il mondo con la sua incredibile vitalità e positività, espressa anche nel suo amore calcistico per il Toro

 

Difficilmente dimenticheremo questo 2020. L’annus horribilis per molti, diciamo pure per tutti, al netto dei primi cinque mesi dalla sua comparsa continua imperterrito ad assestare dei colpi tremendi.

Oltre a quello impensabile, fino a pochissimo tempo fa, della pandemia da COVID-19.

Tra una terza guerra mondiale sfiorata, un asteroide che ci ha evitati per poco e appunto la pandemia – con tutte le conseguenze che stiamo ancora vivendo –  sono purtroppo da annoverare tante perdite importanti per il mondo della cultura.

Dopo il grande scrittore cileno Luis Sepúlveda, giorni fa abbiamo dovuto dire addio a un altro grande, stavolta della musica: quell’Ezio Bosso che ha incantato le platee con il suo modo di concepire e “vivere” letteralmente la musica.

Colpito da una grave malattia degenerativa e prima ancora da un cancro, ha lasciato questo mondo il 15 maggio scorso, in silenzio, ma lasciando un rumorosissimo vuoto in tutti coloro che hanno avuto modo non solo di apprezzare la sua arte, ma anche e soprattutto il messaggio di estasiante positività e voglia di vivere che trasmetteva ogni qual volta lo si vedeva dal vivo o in televisione.

Il messaggio di Bosso sulla diversità, sull’accettazione di se stessi, sul rapporto col mondo esterno, su quello vitale e fondamentale con l’arte e la musica, è riuscito miracolosamente a bucare anche gli animi più duri. La sua purezza, il suo essere schietto, cristallino e disarmante, ne hanno fatto un modello a cui attingere anche per combattere contro chi discrimina e banalizza chi viene considerato “diverso”.

Ezio Bosso è stato un colosso della comunicazione, col suo modo di porsi, di rapportarsi al pubblico, ai musicisti, ai giovani. Ha posto più l’accento a ciò che era anziché a ciò che traspariva, ci ha obbligati col sorriso a guardare alla vita con positività e fiducia, ha scardinato pregiudizi e apparenze.

Ma quanto si sapeva di questo artista, oltre a quello che ha lasciato che il suo pubblico sapesse?

Una vita impregnata di esperienze musicali maturate in Italia e all’estero, i natali a Torino, le colonne sonore, una produzione musicale intensa, gli ultimi anni a Bologna.

Di quei natali a Torino, è pregna anche la sua passione per il calcio, con il tifo per la gloriosa squadra granata: un amore reciproco e ricordato proprio nel giorno della sua scomparsa con un Tweet di cordoglio dal club.

“Torinista ci nasci, è qualcosa di genetico”, aveva dichiarato lui stesso in un’intervista di qualche tempo fa.

Una dichiarazione di amore e appartenenza, per uno che dell’ardore per la vita ne aveva fatto un vessillo.

La passione per il calcio, per il tifo, come per la musica e come per tutte le passioni, non ha e non da troppe spiegazioni: lo si vive, ci si lascia permeare e trasportare, sostiene, nutre ed emoziona, nel bene e nel male.

E’ notizia, peraltro freschissima, della petizione online lanciata per intitolare i giardini di Piazza Statuto a Torino proprio alla memoria di Enzo Bosso.

Un gesto di grande amore e gratitudine eterna della città e dei suoi abitanti verso questo artista dall’animo nobile, sensibile, appassionato: come nella musica, così nel calcio, così per ogni aspetto della sua breve, ma intensissima, avventura terrena.

Simona Cannaò