Diego Armando Maradona è considerato, insieme a Pelé, il giocatore migliore del XX Secolo;  un predestinato sin da quando ancora bambino incantava i compagni che lo avevano ribattezzato il Pibe de Oro

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1997-2017 Veinte años no es nada…

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Finte, dribbling, tunnel, giocate incredibili. Costantemente marcato a vista da più avversari, ostacolato nei passaggi e nonostante questo, come per una strana alchimia, il pallone rimane calamitato letteralmente ai suoi piedi.

Totalmente in balia dei suoi piedi.

Un predestinato, senza dubbio.

Sin da quando, bruciando le tappe, viene reclutato a soli sedici anni nella Nazionale argentina anche se in realtà è ritenuto troppo giovane per essere convocato già ai Mondiali del 1978 (dovrà attendere sino ai Mondiali del 1982 per esordire in Nazionale).

Il predestinato di cui parliamo è il Pibe de Oro, al secolo Diego Armando Maradona, nato nel 1960 nella disagiata periferia di Buenos Aires.

Dove il calcio rappresenta una fuga da una condizione di vita disastrata, quasi una necessità per occupare il tempo, in strada, per dare un senso a giornate che non approdano a niente.

Il piccolo Diego è già un fuoriclasse a quei tempi; nei campetti improvvisati dove gioca con i coetanei viene ribattezzato con il nomignolo che lo accompagnerà per tutta la sua carriera.

Esordisce in ambito professionistico nell’Argentinos Juniors e in seguito nel Boca Junior per poi passare al Barcellona con un ingaggio record per i tempi (l’equivalente di tre milioni e mezzo di euro); un brutto infortunio però mina le possibilità per Diego di diventare un astro della squadra in maniera continuativa.

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Mi magia es como una enredadera… ⚽️

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La sua consacrazione vera e propria è legata al famoso episodio del Mondiali del 1986 quando Maradona, nei quarti di finale contro l’Inghilterra, segna quello che viene ancora oggi ritenuto come la rete del secolo e il più bel gol della storia del calcio: dieci secondi netti per percorrere i 60 metri tra lui e la porta inglese dribblando mezza squadra avversaria e assestando così il due a zero per l’Argentina.
Non solo: la destrezza del centrocampista offensivo tra i più famosi del mondo fu decisiva anche nella finale contro la Germania Ovest, vinta per 3 a 2, che consegnò la Coppa del Mondo all’Argentina.

Per Maradona si concretizza il sogno tanto rincorso e ribadito nella sua prima intervista, nel 1978: “Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo”.

Maradona diventa un personaggio di culto non solo nel suo Paese d’origine dove viene indicato come un simbolo di patriottismo e un eroe del calcio ma anche in Italia dove arriva nel 1984 reclutato dal Napoli.

Il 5 luglio dello stesso anno Diego fa il suo ingresso ufficiale in squadra allo stadio San Paolo: almeno 80.000 i tifosi lo accolgono con boati di approvazione sancendo così l’inizio dell’idolatria nei suoi confronti.

Maradona, visto come un Dio, trasfigurato dai tifosi partenopei (che gli dedicano persino un altarino votivo…) anche per la sua personalità sopra le righe, fuori e dentro il campo (che gli costerà negli anni due squalifiche per uso di sostanze stupefacenti e per doping e la ribalta delle cronache per altre vicende personali), porterà ai vertici il Napoli nelle stagioni in cui milita in maglia biancoazzurra: vince due Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana.

Grande carisma, preciso nei passaggi, la palla inchiodata ai suoi piedi, Maradona era un asso anche a resistere alla pressione fisica avversaria, nonostante sia alto solo 1,65 cm, continuando a mantenere il controllo del pallone.

Il suo Palmares si compone, tra club, Nazionale maggiore e Under 20, di 703 partite giocate e 359 reti assestate e di un nutrito numero di riconoscimenti individuali come il titolo di Migliore Giocatore del XX Secolo assegnato dalla Fifa e che Maradona condivide con il leggendario Pelé.

Non è un caso che un’altra grande stella del calcio, Michel Platini, abbia detto di lui: “Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia”.

Silvia Sanmory

 

immagine di copertina: Il Fatto Quotidiano