A soli 22 anni è già diventato il punto di riferimento del centrocampo giallorosso, Amadou Diawara, nato in Guinea nel 1997, inizia a tirare calci a un pallone fin da piccolo, coltivando il sogno di diventare calciatore.

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(Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images)

Si allenava di nascosto dalla famiglia, dato che i genitori erano contrariati alla carriera da calciatore, soprattutto il padre, insegnante di matematica, che sperava per i figli un futuro diverso.

Quando, all’età di 14 anni, Amadou confessò al padre di voler fare il calciatore quest’ultimo reagì con uno schiaffo nei confronti del figlio. Ma non tutta la famiglia la pensava così: a sostenerlo era soprattutto una delle sorelle più grandi, Sira, che gli compra di nascosto le scarpe per allenarsi nel campo della parrocchia. 

La volontà ferrea e il talento del giovane sono stati il motore giusto per convincere tutti.

A 10 anni si iscrive a una scuola calcio e tutto cambia. Viene osservato e scoperto da diversi scout, in particolare da Roberto Visano che lo porta in Italia.

Al suo arrivo è spaesato, aveva solo una maglietta e dei jeans e non conosceva nemmeno cosa fosse la colazione.

Viene tesserato al San Marino ma è troppo forte per giocare in Lega Pro; diversi club di Serie A mettono gli occhi sul ragazzo ancora sconosciuto -tra cui già all’epoca la Roma- ma sarà il Bologna, nel 2015, a scommettere su Diawara.

Esordisce “tra i grandi” il 22 agosto 2015: Delio Rossi lo schiera senza timori contro la Lazio allo stadio Olimpico, quello stesso stadio che adesso è anche “casa sua”.

Dopo averlo visto giocare, sempre più club di massima serie si interessano a lui, stupiti non solo dal talento ma anche dalla sua personalità.
Forse a causa dell’interesse generato a più parti, il rapporto con i rossoblù si incrina e, su suggerimento dei suoi agenti, non si presenterà al ritiro per far in modo di anticipare la cessione.

Nell’estate 2016 infatti diventa un giocatore del Napoli. Qui in tre anni colleziona 49 presenze e un gol: Sarri gli preferisce quasi sempre Jorginho mentre Ancellotti lo seguiva sempre da vicino facendo pensare ad un maggiore impiego.

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fonte immagine: https://twitter.com/officialasroma/status/1146397099543683072

Arriva, però, la cessione alla Roma nell’estate 2019 durante l’operazione che porterà nella città partenopea Manolas.

L’arrivo di Diawara nella capitale non convince i tifosi giallorossi che lo accolgono con disappunto ma, con gli infortuni di Pellegrini prima e Cristante poi è diventato il centrocampista di punta di Fonseca.

Dopo l’infortunio al ginocchio, Diawara è rientrato convincendo l’allenatore e con 11 partite giocate di fila per 90 minuti senza essere mai sostituito è l’elemento indispensabile per il gioco della Roma.

Nell’ultima partita di campionato contro il Genoa è stato uno dei migliori in campo, sempre calmo e concentrato segue molto Fonseca e le sue direttive.

È stato decisivo anche in fase difensiva ed è uno dei giocatori della Roma a percorrere più km.

Il giovane centrocampista ex-Napoli ha convinto tutti: tifosi, allenatore, dirigenza e soprattutto suo papà che agli inizi era contrario a questa carriera. 

Perfezionando la fase offensiva diventerà un giocatore completo.
I margini di miglioramento sono illimitati anche se ora tutto è in stand-by. L’ambiente giallorosso è, infatti, in allarme: il recente infortunio del giocatore, avvenuto durante la partita di Coppa Italia contro la Juventus che l’ha costretto ad abbandonare il campo, potrebbe costringerlo a un lungo stop.

Non sarà sicuramente tra i protagonisti del sentitissimo derby contro la Lazio lasciando così la squadra giallorossa e Fonseca priva del suo equilibratore che, dopo aver superato egregiamente l’infortunio dello scorso ottobre, dovrà ancora una volta dimostrare tutta la sua caparbietà e la sua voglia di essere protagonista del rettangolo verde.

 

Michela Asti