Fino a oggi insegnare il calcio e allenare, anche le squadre femminili, è sempre stata una prerogativa maschile. Ma chi lo dice che solo gli uomini sono bravi a istruire su questo sport? In un periodo in cui il calcio femminile sta prendendo sempre più importanza, viene sfatato il “tabù” delle donne poco conoscitrici dello sport più amato del mondo. Un nuovo progetto ideato dalla Fifa, prevede l’insegnamento del gioco del calcio alle donne in giro per il mondo e per fare questo è stata scelta la più grande star del calcio femminile italiano, Carolina Morace. Per molti appassionati, la Morace è ricordata come la prima donna ad allenare una squadra di professionisti, ma nonostante questo, non ha mai goduto della stessa “attenzione mediatica” e sportiva dei suoi colleghi maschi, in un paese dove il calcio è una religione.

“È vero che non ho guadagnato nemmeno lontanamente i soldi che hanno guadagnato gli uomini, ma mi è sempre piaciuto fare quello che amo, giocare a calcio“, ha dichiarato qualche anno fa. Adesso invece, forte della sua esperienza, potrà insegnare nei paesi dove questo sport è in via di sviluppo. La prima tappa è stato l’Iran, dove la Morace ha tenuto un corso presso la Football Academy di Teheran davanti a 30 donne, con le quali ha affrontato le tematiche tecniche del calcio femminile ma non solo, si è parlato anche delle differenze fisiche tra uomo e donna nello sport e anche delle differenze tattiche chiave e metodi di allenamento.

Le donne sono fisicamente diverse rispetto agli uomini e più il calcio femminile si sviluppa e più ci si rende conto che è pieno di specificità che richiedono un approccio diverso, come per esempio nella pallavolo e nella pallacanestro. Non ha senso raggruppare tutto sotto la stessa categoria. Chi dice che il calcio maschile e quello femminile sono la stessa cosa, si vede che non ha mai lavorato in un ambiente professionale”.

Queste le sue dichiarazioni all’inizio del corso, per spiegare la necessità di approfondire la declinazione al femminile dello sport più bello del mondo.

Barbara Roviello Ghiringhelli

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