E’ l’8 marzo 2019, minuto venticinquesimo di Juventus – Udinese, risultato fermo sull’1- 0, i bianconeri in vantaggio grazie alla rete segnata da Moise Kean. Andrea Barzagli, al suo rientro da titolare dopo un’assenza protratta  per un infortunio a dicembre (durante un allenamento si procura la lesione al quadricipide femorale della coscia destra), è costretto a fermarsi per un problema muscolare.

Dalla panchina gli chiedono concitati se è in grado di proseguire.

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Barzagli, che manca praticamente dal campo dal  7 novembre del 2018, sette minuti giocati contro il Cagliari, abbassa la testa e fa cenno di no aggiungendo: “Se continuo mi strappo”.

Al suo posto entra Bonucci e Andrea, abbattuto dalla delusione e dalla rabbia, con gli occhi lucidi, punta dritto allo spogliatoio; ne consegue un altro stop forzato.

Barzagli è tornato in campo sabato scorso sin dal primo minuto della sfida contro la Spal, con i ferraresi che hanno vinto il match contro la Juventus per 2 – 1. Un risultato che ha rinviato il tempo dei festeggiamenti per l’ottavo scudetto consecutivo ma non il suo addio al calcio giocato al termine della stagione annunciato proprio nel post partita:

Ci tenevamo a fare risultato oggi, peccato per com’è andata perché abbiamo fatto anche una discreta partita. Abbiamo sofferto un po’ ad inizio secondo tempo quando abbiamo preso i due gol, potevamo evitare soprattutto il secondo, peccato perché volevamo chiuderla oggi. Il mio futuro? Ho avuto tanti infortuni, smetto a giugno, devo capire quale sarà il mio percorso, dovrò valutare bene, ma comunque resterò di certo nel mondo del calcio trovando qualcosa che mi dia lo stesso entusiasmo che mi ha dato sino ad oggi stare in campo”.

Il Campione del Mondo di Germania 2006 sperava ovviamente di arrivare a disputare la finale di Champions a Madrid che nel caso di vittoria sarebbe stata il modo più significativo per chiudere la carriera di quello che è a tutti gli effetti una bandiera della Juventus, anche in virtù del suo carattere carismatico e forte; Barzagli, che a maggio compirà 38 anni, ha dichiarato di non sentirsi più all’altezza della squadra anche a causa dei molteplici infortuni subiti negli ultimi mesi.

Tra i possibili scenari si è parlato di un ruolo come allenatore dei difensori, proposto da Massimiliano Allegri che tempo fa lo ha definito un vero e proprio “professore della difesa”; calmo eppure deciso, irreprensibile nei momenti difficili, La Roccia, come è stato soprannominato  per la sua abilità come difensore, è un professore anche dal punto di vista del fair play.

Mossi i primi passi calcistici tra le file della Cattolica Virtus, una piccola società fiorentina, un esordio diciassettenne nel Campionato Nazionale Dilettanti vestendo la maglia della Rondinella e riuscendo ad ottener a fine stagione la promozione in Serie C2, nel 2000 approda alla Pistoiese, Serie B, come centrocampista. Sarà l’allenatore Pillon a trasformarlo in difensore centrale, cogliendo le potenzialità di Barzagli in questo ruolo.

Dopo due stagioni all’Ascoli (in Serie C1 e in Serie B), passa al Chievo prima e al Palermo poi per lasciare l’Italia nel 2008 alla volta della Germania, reclutato dal Wolfsburg.

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Ma il punto di svolta ha i colori bianconeri.

Arrivato alla Juventus quasi in sordina nel gennaio del 2011 dal Wolfsburg (reclutato per una cifra piuttosto irrisoria, 300.000 euro), Barzagli con i bianconeri in nove stagioni ha vissuto l’epopea d’oro della squadra  prima con Conte e poi con Allegri; 280 presenze in campo e 16 titoli vinti, tra i quali gli otto scudetti di fila. Insieme a Bonucci e Chiellini ha formato la ben nota BBC, come la stampa ha ribattezzato il terzetto affiatato ed inossidabile sia nella Juventus che in Nazionale.

Alla Juve Barzagli giunge mentre vive un periodo non felicissimo dal punto di vista professionale; dopo il Mondiale per il quale Lippi lo aveva reclutato come terza scelta, in Germania non si trova molto bene, l’ambiente non è facile, lui è in una fase di stallo, con pochi stimoli, e forse rimpiange il Chievo, club con il quale ha debuttato in Serie A nel 2003, e il calore trovato a Palermo dove è stato il capitano e il perno della squadra rosanero, arrivando a conquistare la prima qualificazione in Coppa Uefa della storia del club (suo il gol che sblocca la partita contro l’Empoli che contribuisce alla qualificazione) con il sesto posto in campionato (tra l’altro con la maglia bianconera esordirà proprio contro la sua ex squadra del Palermo, il 2 febbraio del 2011).

Nonostante un avvio promettente (nella stagione 2008/2009 il Wolfsburg è per la prima volta nella sua storia Campione di Germania), con la caduta libera verso il fondo classifica, Barzagli si sente arrivato al capolinea, un calciatore quasi finito, anche certa stampa specializzata sembra far intuire che non abbia tutti i torti.

Ma poi arriva una telefonata. E’ quella di Alex Del Piero che lo avvisa che la Juventus, a corto di centrali e in un periodo non facile, ha bisogno di un calciatore per il finale di campionato. Barzagli tentenna ma Del Piero non demorde e lo sprona: “Devi prendere il primo aereo e venire a Torino. Dobbiamo rinascere ed abbiamo bisogno di un leader difensivo come te“.

E rinasce anche Barzagli.

Antonio Conte, che al tempo siede sulla panchina della Madama, lo plasma e lo rende uno dei difensori più forti del mondo. E non è un caso, dunque, che anche grazie al suo temperamento in campo e alla sua intelligenza tattica arrivano otto scudetti di fila, 4 Supercoppe, 4 Coppe Italia e due finali di Champions League disputate.

A proposito di Del Piero, nell’ultima partita della stagione 2011/12 vinta contro l’Atalanta e che coincide con l’ultima partita giocata dal Pinturicchio, sarà proprio Barzagli a calciare il rigore durante il recupero realizzando così la sua prima rete in bianconero.

Qualche sera fa, in occasione del J1987 Day, la cena di gala riservata a 250 Members provenienti da tutto il mondo ed organizzata all’Allianz Stadium, Barzagli ha dichiarato:

Il momento più significativo è stata forse l’inaugurazione dello stadio. Lì ho capito cosa c’è davvero dietro a questo club. Ma anche il primo scudetto è stato speciale, così come l’ultimo, che segna la fine della mia carriera. Mi mancherà il lavoro quotidiano, gli scherzi, il preparare le partite, il soffrire e gioire insieme ai ragazzi. Sarà dura, ma ora inizia un nuovo percorso: il prossimo sarà un anno importante per capire che strada intraprendere, ma non mi vedo lontano dal calcio”.

Il calcio è tecnica, schemi da attuare, preparazione, abilità. Ma per fortuna anche emozione. Domenica sera in campo all’Allianz si sono vissuti momenti di grande commozione quando Andrea è uscito dal campo, salutando e abbracciando tutti, per poi rientrare tra l’ovazione generale alla consegna della Coppa.

La sua maglia sarà esposta nel museo della Juventus accanto a quella delle grandi leggende bianconere.

Silvia Sanmory