Un colpo di pistola, la fine di una vita dedicata a una passione che poi delude.

Era il 30 maggio 1994 quando Agostino Di Bartolomei, ha deciso di mollare e mettere fine a una vita che gli aveva regalato tante soddisfazioni ma che poi lo stava deludendo.

Da una lettera lasciata ai parenti prima di compiere il gesto fatale pare che alla base della sua scelta ci fosse un profondo sconforto nei confronti di quel mondo – il calcio – che dal momento in cui non aveva deciso di non calcare più i campi, gli aveva voltato le spalle.

«Non vedo l’uscita dal tunnel» scrisse…

Ago, come veniva chiamato da alcuni (per altri altri invece era “Diba”),  voleva continuare a vivere di calcio; voleva continuare a essere un esempio e infatti progettava di insegnare ai giovani ma pare che tanti furono gli ostacoli incontrati e troppe le porte chiuse in faccia.

A lui, che tanta dedizione e cuore aveva investito in questa disciplina.
A lui che, prima dell’era Totti, era stato il Capitano storico della Roma, squadra in cui è cresciuto e ha giocato dal 1972 al 1984, arrivando a vincere il primo storico scudetto giallorosso.

 

«Cercate di stare tranquilli, non cadete nel vandalismo. Tirate fuori la vostra gioia, la vostra soddisfazione, il vostro entusiasmo, ma fatelo con tanta civiltà, senza disturbare quelli che a Roma vengono per altri motivi, per ammirare la città. Da oggi tutti gli occhi sono puntati su di noi, sulla nostra città, sui nostri tifosi, diamo un esempio di civiltà». 

Le parole che Diba rivolgeva ai suoi il giorno della vittoria tricolore sono un sunto della sua personalità, del suo essere.

Uomo silenzioso, introverso tanto da sembrare presuntuoso e mai fuori le righe.
Amava l’arte: la pittura tanto da riempire le sue case di quadri di astrattisti e futuristi, la letteratura ma anche la musica.

Centrocampista intelligente tatticamente e fenomenale palla al piede. Aveva un tiro potente e preciso: i suoi calci piazzati erano pericoli per i portieri, serviva la palla con lanci millemetrici.

Dopo il ritiro, più trascorreva il tempo e più le sue giocate venivano dimenticate e lui questo non lo riusciva ad accettare.
Così, con un colpo al cuore, con la sua Smith & Wesson, calibro 38 special, fischia la fine della partita. 

 

Caterina Autiero