Antonino Currò, per tutti Nino, 23enne originario di Rometta Marea (ME) è una delle tante vittime della follia ultràs.

Stagione 2000-01, in Serie C trionfava il Palermo mentre Catania e Messina arrivarono a giocarsi la promozione in Serie B con i play-off.

Nino, tifoso del Messina che seguiva la squadra anche in trasferta, non immaginava che quel derby sarebbe stato la sua ultima volta allo stadio.

La solita rivalità tra Catania e Messina, il testa a testa in campionato e la cadetteria da conquistare dopo il parziale 1-1 della gara d’andata che si era disputata al “Cibali” di Catania, innescarono la miccia.

Prima del calcio d’inizio l’aria diventa particolarmente tesa tra le due tifoserie avversarie.

Currò avrà la peggio.
Venne raggiunto da una bomba carta lanciata dalla tribunetta «Valeria» che ospitava i cinquecento tifosi del Catania. L’ordigno lo colpì in pieno cranio, gli sfigurò il volto e gli provocò seri danni al cervello.

Immediatamente trasportato in ospedale, resterà per molto tempo attaccato alle macchine, in coma.

Oltre ai parenti, i calciatori del Messina e gli amici dello stadio hanno passato settimane con il fiato sospeso. Per provare a farlo svegliare gli dicevano:

 “Tonino siamo in Serie B, ti aspettiamo per festeggiare…”.

Ma Tonino non si è più risvegliato.
Lui, che era sempre presente al seguito dei giallorossi,
non seppe mai che la sua squadra del cuore arrivò in Serie B dopo nove anni e non avrà mai modo di festeggiare perchè il 2 luglio si spegnerà definitivamente.